Il Bouldering che non ti aspetti: Pianezza

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Il Bouldering che non ti aspetti: Pianezza

È pomeriggio inoltrato, esco di casa, GPS, scarpe da trail, qualche parola lusingatrice per accaparrarmi la macchina dei miei e sono in marcia. L’obiettivo è chiaro, faccio un richiamino di running (così brucio qualche caloria, sai come volo sul pan!) e mi dirigo verso quel masso dalla mole gigantesca, che sta lì, sornione, compiaciuto dal fatto che, a memoria d’uomo, boulderisti nelle vicinanze non se ne siano mai visti. Mi faccio due domande sul perché non fossi mai andato a dare un’occhiata, forse per la meschina realtà che nel 99% dei casi trasforma le bellissime aree boulder di Google Earth in un agglomerato informe di bitorzoli di calcare alti mezzo metro, forse perché il masso sembra troppo alto e non sarei in grado di chiodare una via, o forse perché ho già avuto troppa fortuna a trovare qualche blocco vicino casa che non mi sento di sfidare la sorte oltre il limite consentito ad un perenne scalognato come me. Inoltre ho già troppo da fare tra Pietre Piane e l’allenamento a secco (Vitorchiano ancora non riesco ad andarci, maledetti romani, se non hai la macchina col cazzo che scali!) che ti pare che mi accollo anche l’onere di fare altre sbatte da solo!

Eppure qualcosa ho visto, magari qualche blocchetto per il week-end ci esce. Il beep del GPS mi leva dall’imbarazzo, i piedi partono prima del cervello, passo a fianco del sasso Forcone, aggiro un branco di cervi, punto verso la falesia dove il solito camoscio fa la sentinella e in una ventina di minuti (una vera offesa per un trail runner) sono su. Ho perso il fiato ma ho trovato un blocco, 1 a 1, per il momento bene così.

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Dietro ai rovi si nascondono le prese: prendi la tacca qua, allarghi il piede la, tieni la svasa vicino al bordo, ed esci! Accanto c’è anche un’altra linea! Se parti accoppiato fai un bel dinamico ed esci tutto a destra! Poi ripenso: come presa svasa?! Mai vista una cosa del genere in tutta la vallata! Vuoi vedere che si scala davvero qua?! A Pietre Piane se ti va bene becchi una tacca, altrimenti solo buchi mangiadita. Faccio qualche altro passo, speranzoso che il monolite che intravedevo dalla strada mi ripaghi dello sforzo di averlo raggiunto e di aver iniziato a fantasticare sulla scoperta di un nuovo settore (cosa impossibile da queste parti). Alzo gli occhi…non mi pare vero! Altri due sassi! Belli, alti, scalabili su 2 o 3 lati. Sento un fischio. È il camoscio che dà il suo assenso dalla postazione di guardia: è soddisfatto anche lui, almeno fin quando rimaniamo entrambi confinati nella nostra dimensione.

Si intravedono un po’ di linee, alte, basse, strapiombi, placche, svase e tacche, c’è tutto! Addirittura una linea trad. Eccitato mi muovo verso il basso, saltando tra i detriti del conoide già mi sudano le mani. Si sta facendo buio, è quasi autunno e le foglie dei cerri iniziano a virare verso il rosso passando prima per il giallo poi per l’arancio. La luce è bellissima. Non sono gay ma posso imparare. Tra il sottobosco vedo altri 3 sassi, mentre li osservo già mi gusto i movimenti e faccio mente locale su quale tacca salta e quale no. Poi un altro, grosso, anzi grandissimo. Usciranno almeno una quindicina di linee qua (per l’esattezza 26)! Arrivato in macchina, scappo subito a casa per scaricare le foto e fare un ripassino da Google Earth, per ricalcolare i miei standard ricognitivi da satellite. Un saluto alla nonna e subito al bar per parlare della scoperta.

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Li si consuma il solito dilemma del bulderista fuori posto: a chi cazzo vuoi che gliene freghi di 15 sassi in croce sotto la prateria di Pianezza alle pendici del Monte Marsicano? Effettivamente l’arrampicata non è mai stata un’attrazione delle nostre montagne. Le persone che scalano (nel raggio di chilometri) si contano sulle dita di una mano e a fare il bulderista non si viene nemmeno presi in considerazione. Zero rischi, massimo due metri da terra, partenze strane, movimenti dinamici, attrezzatura esotica e modi di dire troppo urbani. Insomma una bella prova d’arroganza nei confronti di un’arrampicata dal sapore ancora demodé, come nelle migliori divagazioni di nonno Simpson. Tornando al bar, mi aggiro in cerca di occasioni per l’exploit, ma ahimè nessun varco per piazzare la scoperta. Come temevo! Argomenti blindati! Senza via d’uscita o d’entrata, solo calcio, caccia e storielle locali. Non c’è posto per i sassi. La cosa più eccitante sono le acrobazie lessicali che qualcuno mette in atto per convincersi di essere ancora sobrio. Vabè, bekcs (piccola sennò domani non schiodo), qualche stuzzichino, e le solite chiacchiere inconcludenti da gomito sul bancone. Le mie impressioni nella reflex dovranno aspettare ancora un po’ per diventare prima blocchi, poi tentativi, poi passaggi. Poco male, la scoperta l’ho fatta lo stesso, il potenziale c’è, la roccia è bella, il posto ancora meglio. Per di più ho ancora qualche anno di università da dedicare ampiamente alla scalata, la gopro nuova fiammante e un blog per caricare foto che mi faranno sembrare anche più forte.

Da quel giorno sono passati 7 anni, i sassi sono stati tutti valorizzati, ne è uscita fuori un’area boulder molto gradevole, unica nel suo genere. I numeri sono facili: 4 settori, 100 passaggi, dal quinto al setteccì. Tutti i massi ben accessibili, quelli del settore Pescelesso un po’ meno, richiedono qualche minuto di cammino in più ma ripagano a peso d’oro con una vista privilegiata. A questo punto sarebbe inutile raccontare tutti i bellissimi momenti, le aspettative e le frustrazioni legate ai sassi di Pianezza, tanto quelle sono uguali per tutti, cambia il posto ma la sostanza è sempre la stessa. Non mi dilungo neanche nel raccontarvi cosa c’è di bello da scalare (altrimenti che l’ho fatta a fare la guida!) o quali siano le regole di ingaggio per un buon sassista (quelle le sappiamo tutti), vi lascio solo delle foto, un’anteprima della guida ed un po’ di link per rimanere sempre aggiornati.

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Solo un’ultima cosa: la storia, lo so, è un po’ romanzata, ma il patto con il camoscio, mi raccomando, quello è vero.

Federico

 

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G A L L E R Y :

Il Bouldering che non ti aspetti: Pianezza ultima modifica: 2018-02-08T16:39:23+00:00 da Redazione
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