La Scusa in Arrampicata: la guida definitiva (di John Sherman)

traduzione e adattamento per l’italiano di livellozero.net

Settembre: tempo di programmi e di tabelle di allenamento. Ma spesso, nonostante gli sforzi e l’impegno (o il dis-impegno), ci ritroviamo appesi, quasi senza nemmeno volerlo. Non ci resta che fare ricorso all’ultima spiaggia possibile: inventarci una scusa. Molto è stato scritto su questo tema, ma uno studio definitivo ed esauriente ancora non esisteva, almeno in italiano. Ci viene allora in aiuto nientemeno che il leggendario John Sherman (alias Verm), inventore del V(erm) grading system, il sistema di gradi tutt’ora in uso nel bouldering d’oltreoceano nonché protagonista della più famosa foto di arrampicata di tutti i tempi, che vedete qui sopra.

Sherman, pur avendo aperto e salito oltre 500 problemi boulder a Hueco e innumerevoli altri nelle principali location americane, sapeva bene che il fallimento è sempre pronto ad aspettarti dietro l’angolo. La presente guida risale alla fine degli anni novanta, è stata pubblicata per la prima volta in un Catalogo Black Diamond ed è tutt’oggi attualissima.

Come a dire che molto spesso l’attrezzatura più adatta per affrontare un’arrampicata, facile o difficile che sia, è quella di avere sempre una buona scusa a portata di mano.


Circa un anno fa ho avuto una vera botta di culo, e sono stato invitato a partecipare ad una ricerca medica relativa agli infortuni in arrampicata. Il dottore, dopo aver consultato la mia cartella clinica ed avermi fatto una serie di lastre alle mani e ai piedi, ha dichiarato che ero sicuramente uno dei pazienti più fuori dal comune che gli erano mai capitati. Avevo avuto fratture di ogni tipo alle articolazioni (mani, dita e piedi), che coprivano tutto lo spettro possibile di infortuni articolari. Sono uscito dallo studio medico che ero raggiante. Una valanga di scuse di primissima scelta che ti casca in grembo quando meno te l’aspetti! Non è una cosa che capita tutti i giorni. Una mucca che, se munta a dovere, avrebbe dato latte e scuse pronte per molti e molti anni a venire.

A questo punto avrei potuto fallire miseramente su qualunque arrampicata mi fosse capitata a tiro, facendola franca e conservando sempre la mia dignità.

scusa in arrampicata guida definitiva

Joshua Tree 1970. Photo Tony Yeary

Ma quella gioia è stata, ahimè, di breve durata. Ho fatto un errore madornale, ed è solo colpa mia. Prima di andarmene ho detto al dottore che, se avesse avuto abbastanza fegato, avrebbe dovuto dare un’occhiata alle mani di Maria Cranor (* fortissima e leggendaria arrampicatrice di Joshua Tree della fine degli anni ’70 che fu di ispirazione per Lynn Hill). Le mani di Maria assomigliano a quelle di un carpentiere spastico. Le sue dita piccole sono più grosse delle zampe di molti cani e le capsule perennemente infiammate sono più grosse di acini d’uva.

Chi poteva mai pensare che il dottore sarebbe effettivamente andato a verificare le mani di Maria, ex atleta di punta Big Diamond? Sono bastate un paio di lastre per scoprire che Maria aveva tre fratture alle dita di cui non aveva conoscenza. In una di queste fratture il tendine si era staccato dall’osso portandosi dietro il pezzo dove era attaccato. Questo mio tragico errore avrebbe fatto precipitare chiunque nella più nera auto-commiserazione. Ma non nel mio caso! Ero troppo occupato ad essere geloso di Maria!

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Il creare scuse è una delle tecniche di arrampicata più fondamentali ed importanti. Purtroppo, o per fortuna, solo in pochi riescono ad averne una piena padronanza. La maggior parte degli arrampicatori pensa infatti che basti esercitarsi di tanto in tanto in questa tecnica per far sì che il socio di arrampicata si beva qualunque scusa ogni volta che si va ad arrampicare. Sbagliato. Se non si conoscono bene le regole, il cronico e ripetuto ricorso ad una scusa finisce, in realtà, per danneggiare l’arrampicata. Lo so per esperienza. Per evitare agli altri gli errori e le sofferenze che io stesso ho attraversato, ho deciso di mettere nero su bianco le poche regole indispensabili per la creazione di scuse plausibili. Dopo le regole analizzeremo alcune delle scuse più comuni per valutarne l’efficacia.

Scusa in arrampicata guida definitiva

Gli Stonemasters a JT nel 1978 © Brian Rennie/Benchmark Studios (1978 – 2017)

Regola numero 1

Pensa alla tua scusa in anticipo. Prima è, meglio è. Una scusa inventata lì per lì dopo che ti sei appeso o sei caduto miseramente suona sempre come signore maestra-purtroppo-il-cane-mi-ha-mangiato-il-compito ed totalmente inefficace oltre che inutile. Semina in anticipo. Non aspettare di arrivare in falesia o sotto il blocco. Lascia cadere degli indizi con nonchalance il giorno prima o anche la settimana prima. Una scusa anticipata beneficia di un ulteriore bonus: nel caso in cui tu riesca a fare la via, puoi dire di averla fatta “contro ogni previsione“.

Regola numero 2

Sii furbo. Non chiedere mai cose tipo “hai mai avuto la sensazione di avere uno zampone di maiale al posto del gomito?“. Portati dietro piuttosto un contenitore da 100 pillole di Ibuprofen con una sola pillola dentro. Scuoti la pillola solitaria e quindi mormora a mezza voce “… echeccazzo … queste confezioni da 100 una volta mi duravano molto di più“.

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John Long si prepara a partire con il minimo indispensabile. Mike Lechlinski e John Bachar sullo sfondo. Uno sconosciuto fa “sicura”. © Brian Rennie/Benchmark Studios (1978 – 2017).

Regola numero 3

Cerca, se possibile, di lavorare in tandem. Piagnucolare apertamente dei propri problemi fisici è una cosa di dubbio gusto. Ma se un complice “ignaro” ti fa domande sul tuo stato di salute salute in presenza di altre persone è accettabile e giusto discuterne. Fai in modo che il tuo complice sia oltremodo insistente. Dopo che avrai spiattellato ogni minimo dettaglio possibile ricordati di rendergli il favore, aggiungendo “… ah ma sono sicuro che questo è niente in confronto al dolore alla spalla di cui mi hai parlato la scorsa settimana …“.

Regola numero 4

Non dimenticarti dell’aspetto mentale. Se il tuo socio pensa che tu stia nascondendo qualcosa, per esempio un rene che se ne sta andando, un tumore maligno, un imminente divorzio o una puleggia andata, è ovvio che penserà che lo stress generato dal tenere tutto dentro ti stia divorando. Non sottovalutare mai la portata dello stress mentale: in termini di gradi vale minimo tre lettere.

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scusa in arrampicata guida definitiva

Lynn Hill sulla copertina di Mountain Magazine, N. 83, Jan/Feb 1982. Photo Randy Vogel.

Regola numero 5

Conosci il tuo socio. La tua scusa deve essere sempre migliore della sua. Se ti hanno operato cinque volte non fare cordata con uno che ha avuto otto operazioni. Se ne hai avute dieci non andare ad arrampicare con uno che ne ha avute venti. Se ne hai avute quaranta non legarti mai con Kim Schmitz (* altro mitico arrampicatore americano degli anni ’70, vittima di una miriade di incidenti in montagna).

Regola numero 6

Contrattacca se necessario. Se hai violato la regola numero 1 e/o la regola numero 5 ed il tuo socio ti scopre allora è venuto il momento di mettergli un bel bastone tra le ruote. Quando andrà sotto al suo progetto è sfodererà la sua scusa dicendo “… non sono sicuro di riuscire a tenere quella tacca … l’altro giorno mi sono ossigenato i capelli e ho perso tutti i calli sulle dita…” tu potrai subito contrattaccare con “… ma no … vedrai che andrà bene … un po’ di acqua ossigenata sulle dita non ha di certo fermato Ben Moon (* l’arrampicatore inglese alla metà degli anni ’90 dopo essersi tagliato i dreadlock si tinse i capelli di biondo platino)“. A quel punto se il tuo socio socio si appende o cade è solo perché è una pippa.

scusa arrampicata guida definitiva

Mappa di Joshua Tree del 1979 dalla Guida di Arrampicata di John Wolfe e Bob Dominick

Regola numero 7

Usa segnali non verbali: una lettera di licenziamento casualmente lasciata sul sedile della macchina, un inalatore da asma che cade per terra al momento giusto, tre bottiglie di Jägermeister appoggiate sul ripiano della cucina … tutti segnali espliciti che parlano al posto tuo. Se hai ferite di qualche genere è tempo di mostrarle. Se non le hai puoi sempre cercare di procuratele.

Regola numero 8

Un vero artigiano non incolpa mai la propria attrezzatura, ma sempre quella degli altri. Se stai partendo per un tentativo usa sempre l’attrezzatura del tuo socio. Addocchia innanzitutto il suo portamateriale fai domande innocenti del tipo “ma questi rinvii di che marca sono? Sono nuovi? Li posso provare?“. Se sei proprio costretto a usare la tua attrezzatura ricordati di aggiungere ogni tanto qualcosa di nuovo e quando stai per partire fai dichiarazioni ad alta voce tipo “… Ah oggi voglio proprio provare questo nuovo (moschettone)(nut)(friend) che non ho mai usato!“.

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Stonemasters – Yosemite © Dean Fidelman/Stonemaster Press

Regola numero 9

Indossa sempre la maglietta. Se hai muscoli ultra definiti e fisicamente sei una branda, senza maglietta le persone lo sapranno. Nessuno sarà particolarmente impressionato quando liberi una via e tutti invece ti prenderanno per il culo se ti appendi. Indossare sempre la maglietta ti dà inoltre quell’aspetto pallido da impiegato che passa il tempo a temperare le matite. Sembrerai così ordinario che nessuno sospetterà che invece ti alleni. Nota: le uniche eccezioni alla regola della maglietta sono se hai ferite (vedi sopra) o se hai una pancia da bevitore di birra seriale. Nota numero 2: le arrampicatrici che arrampicano senza maglietta non hanno bisogno di inventarsi scuse. Nessuno si accorgerà se si appendono oppure no.

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Regola numero 10

Per l’amor del cielo non usare mai e poi mai delle scuse reali. Nessuno ti crederebbe mai.

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Separate Reality © Dean Fidelman/Stonemaster Press

Vediamo invece ora alcuni esempi pratici:

TENDINITE:

Non provarci nemmeno. Io di sicuro non me la bevo. Ho avuto un’infiammazione a tre tendini del gomito sinistro, due al gomito destro e a otto dita su dieci. Ho avuto la tendinite ad entrambi i polsi e alla spalla sinistra. Mi faceva talmente male che non riuscivo nemmeno a sollevare un pacco di lattine di birra da sei. Adesso mi fa così male che non riesco nemmeno a mettermi le dita nel naso. Lasciatelo dire: non ci crederà nessuno.

L’unica tua speranza con questo genere di scusa è quella di scegliere una parte del corpo talmente improbabile che qualsiasi infortunio sarà il segnale della tue enorme dedizione allo sport. Ad esempio puoi dire che hai una tendinite sul retro del ginocchio, il che immediatamente ti trasformerà nel dio delle tallonate. Se poi se uno di quei tipi strambi che amano allenarsi veramente puoi sempre provare con una frase tipo “… sai niente circa il trattamento di una tendinite al gran dorsale? Ci metto del ghiaccio o lo tengo semplicemente al caldo?”.

POSTUMI DA SBORNIA:

Anche qui non provarci. Io ho postumi da sbornia che durano ininterrottamente dal 1976. Oltrettutto questa scusa è in violazione della regola numero 5. Se per caso ti lasci sfuggire che ti pulsano le tempie il tuo socio contrattacherà immediatamente con ” … e allora cosa dovrei dire io che lavoro col martello pneumatico da mattina a sera?“. Lamentarsi di una “encefalopatia tossica acuta” potrebbe a volte funzionare, ma, a meno di non vomitare, preferibilmente nella macchina del socio o nel suo zaino, non ti porterà lontano. E se decidi di vomitare fai attenzione che il tuo socio potrebbe anche voler rilanciare. Il che non è per niente divertente quando arrampichi da secondo.

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© Dean Fidelman/Stonemaster Press

MALATTIA:

Un classico di ogni tempo. Abbastanza efficace se accompagnata da sintomi visivi o olfattivi quali ferite aperte, eruzioni cutanee o giardiasi. Funziona al meglio se la malattia è contagiosa. Il tuo sociò si terrà alla larga e tu potrai continuare a lavorarlo a fianchi con “pensavo avremmo potuto affrontare questa cosa insieme/sarebbe tutto più semplice se potessi avere un po’ più di sostegno da parte tua“.

STRESS DA LAVORO:

Vacci piano con questa scusa. Tutti i tuoi amici sanno che, in quanto arrampicatore, già lavori poco o nulla. C’è comunque la possibilità di rovesciare le cose a tuo favore adducendo uno stress causato dall’eventualità che potresti essere chiamato, prima o poi, a fare un lavoro.

scusa in arrampicata guida definitiva

© Dean Fidelman/Stonemaster Press

LA SCUSA A PROVA DI BOMBA:

Una sola parola: emorroidi. Lunghi avvicinamenti, soste da appesi, sedute scomode. Qualsiasi attività con le emorroidi diventa tremenda. Al pari delle tendiniti le emorroidi possono manifestarsi in ogni momento ed essere quindi molto utili. Ma, al contrario delle tendiniti, molte persone sono a disagio nell’ammettere di averle, anche se ho molti amici che usano questa scusa regolarmente. La bellezza di questo stratagemma è che a nessuno verrà mai in mente di controllare se sia vero oppure no.

Ecco qua. I segreti per avere successo in arrampicata. Ora che conosci le regole devi solo applicarti e fare tanta, tanta pratica. Per altro poco tempo fa sono stato dal dottore che mi ha diagnosticato una ipersensibilità alla metacolina. In parole povere: asma. Che posso dire? In tutti questi anni non mi sono mai sentito meglio!

 

La scusa in Arrampicata: guida definitiva ultima modifica: 2018-09-06T20:12:13+00:00 da T. Kinkade
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