Sono la Morte (portami in catena)

la morte pietrasecca
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Con la vita non si scherza, dice l’uomo saggio.

E a maggior ragione: non bisognerebbe giocare con la morte.
Ne so qualcosa io, che qualche tempo fa mi sono ritrovato un tardo pomeriggio chissà come seduto su un marciapiede sotto la pioggia, attorniato da alcune persone tutte prese a tranquillizzarmi: “non si preoccupi”, “va tutto bene”, “sta arrivando l’ambulanza”, “ma davvero non ricorda nulla?”. Eh no, effettivamente non ricordo. Non ricordo di che colore era l’auto che mi ha investito, né in che punto mi ha colpito, né come sono caduto. (Mi hanno raccontato in seguito che attraversavo sulle strisce). Poi ovviamente ricordo tutto quello che è avvenuto dopo: il dolore al petto quando mi hanno fatto sdraiare sulla barella, l’arrivo al pronto soccorso, i punti di sutura sulla testa, la tac d’urgenza, la notte in ospedale…
Ma di quei pochi minuti in cui ho giocato con la morte, non resta niente. È come se mi fossi affacciato per qualche istante in una stanza buia, silenziosa, e non avessi visto nessuno. Nulla, il vuoto. E a quel punto sono tornato indietro, seduto sul marciapiede sotto l’acqua.

Gli alpinisti di solito giustificano i loro rischi con argomenti del tipo: “che poi guarda, magari credi di rischiare la vita per l’arrivo d’una bufera o la caduta d’un sasso, quando è molto più pericoloso attraversare la strada”. Come dargli torto.

E comunque molto meglio, anziché giocare con la morte, giocare sulla Morte.
Così mentre trascorro le settimane di convalescenza a godermi la splendida seconda vita di livellozero (finalmente una vera resurrezione!), il mio amico Marco se ne va in giro per falesie, e scatta foto non soltanto ad Adam Ondra, ma anche a qualche pischello, o quasi-ex-pischello, che gioca su La Morte, mitica via di 8c nella storica falesia di Pietrasecca.

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Lui lo chiameremo Lollo, anche se a Roma sono censiti attualmente 357.022 Lolli (per chi non è di Roma: sappiate che da un po’ di anni a questa parte se a Roma ti chiami Lorenzo, non c’è niente da fare, inutile opporsi, diventi automaticamente Lollo). Sì, lo chiameremo Lollo, anche se in realtà si chiama Lorenzo Iachini. La definizione classica, bella e pronta, sarebbe “giovane promessa dell’arrampicata sportiva romana”. Ma alle promesse ormai non ci crede più nessuno. Soprattutto se vengono da Roma. Per cui farebbe bene Lollo a liberarlo, e anche presto, quel tiro. Perché con gli 8a e 8b lavorati ormai nun ce famo ‘n fico secco. E nemmeno con le frasi tipo: “però hai visto Lollo come scala bene”, oppure “Lollo si tenicchia”.

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1988, Andrea di Bari, tentativo su La morte

Spettacolare è la linea, che risale al 1987. Fu chiodata da Andrea Di Bari, fortissimo e lungimirante protagonista della scena romana (e non solo romana, va detto) di quegli anni. Andrea provò per un po’ la via, decisamente durissima per quei tempi (8c era il limite assoluto raggiunto nel 1987, con Les Spécialistes). Poi, preso da altre scelte e nuovi interessi, abbandonò quell’itinerario al suo destino.

Così La Morte aspettò ben 22 anni, finché nell’ottobre 2009 fu liberata da Jolly Lamberti. Un anno dopo ci riuscì anche Marco Baiocco, ancora oggi noto ai più soprattutto per l’episodio legato al suo nome (“blocca Baio’!”), che non per questa prestigiosa ripetizione. Si registra ancora una salita, qualche anno dopo, da parte di Bertrand Lemaire. Per finire nel marzo 2017, con la prima femminile dell’incontenibile e giovanissima (lei sì!) Laura Rogora, che gioca letteralmente sulla Morte, risolvendola in pochi tentativi. E poi?

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E poi chissà. Stiamo a vedere, perché il mega-strapiombo di Pietrasecca per fortuna è così bello, che richiama in continuazione lo sguardo. Anche quando si passa lungo l’autostrada per andare ad arrampicare da qualche altra parte.
Certo, potrà sembrarvi un finale un po’ troppo romantico. “Non è che con quella botta in testa il nostro Bibo s’è definitivamente rincojonito?”

E allora vi saluto con questa piccola notizia dell’ultim’ora. La Morte è una via con le prese scavate. Molte prese scavate, con i palesi segni del trapano, proprio come si faceva una volta. Molti, sono sicuro, questo non lo sapevano. Quanto meno io non lo sapevo.
Una precisazione che rende forse il quadretto meno romantico (?). Oggi se scavi una presa sei assimilato più o meno a un delinquente. Un tempo era normale, assolutamente normale.

Ne vogliamo (ancora) parlare? 🙂

Luca Bibez

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Sono la Morte (portami in catena) ultima modifica: 2018-01-11T16:56:01+00:00 da Luca Bibez
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