Sperlonga: ai tempi del Ricordo del Tempo…

Stefano Finocchi nei primi anni '80.

Ai tempi del Ricordo del tempo…

di Bibez

Frammenti di discorsi al bar Centrale di Terracina. Inverno 1985/86.

“Ciao Ste’, come va?”

“Ciaooo Bibbooo! Quanti cornetti te sei magnato, eh? [ride] E’ il secondo o il terzo?”

“Oggi mi sa che salgo alla fascia superiore, vorrei provare Reggae per Maometto… Così poi, se la faccio, vado a provare Polvere di stelle. Ci passavo sotto l’altra volta, è una placca proprio liscia… Ma il diedro si usa?”

“Bibbo, come dice er Tantaillo, nun fa il vecchio. Nun ce prova’. Se riesci a ripetere Polvere di stelle sei bravo. E’ un bel 7b, ma devi passare sulla placca e il diedro non te lo devi inculare proprio. Ancora coi diedri! Mica siamo in montagna! E comunque adesso ho spittato una via qualche metro a destra che è mooolto più dura e mooolto più lunga di Polvere. La chiamerò come quella canzone dei Cure… Il ricordo del tempo”.

“Quale canzone Ste’? Non mi viene in mente una canzone dei Cure che si intitola così…”

“Bibbo non lo so, adesso non stare a rompere. Ce l’ho sulla cassetta, se vuoi te la faccio sentire. E’ quella che comincia con Robert Smith che canta reeeemembeeeer the time… Insomma: il ricordo del tempo. Fico come nome, che dici?”

Pochi giorni dopo cominciò l’assalto. Infatti, anche se molti – oggi – collegano Il ricordo del tempo al nome di Jolly Lamberti, la via in origine fu chiodata e provata, per alcuni mesi, da Stefano Finocchi…

La fascia superiore di Sperlonga, nel 1986, era per noi IL luogo della difficoltà. Lo dico per i pischelli di oggi che sono curiosi di sapere le storie dei loro padri: sapevatelo, non esisteva nient’altro. Non c’era il grottone, non c’era il Moneta, e andando in altre direzioni, non esisteva Ferentillo, non esisteva Grotti. Non esisteva nulla, o quasi nulla, al di fuori di Sperlonga, Leano, o se eri proprio un caino avventuroso, Gaeta o il Circeo.

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Insomma era uno spettacolo stare a guardare Stefano che provava Il ricordo del tempo. Su più di un movimento lo vedevi allungarsi completamente a prendere tacche infime. Anche Jolly cominciò, timidamente, a farci qualche giro. I due spesso e volentieri arrampicavano insieme. Presto si sparse la voce che il Ricordo, oltre che molto dura, fosse anche morfologica, ovvero assolutamente inadatta per chi non fosse alto come loro, dunque più di un metro e ottanta.

 

Stefano (a sinistra) e Jolly ai tempi del Ricordo del tempo

Stefano (a sinistra) e Jolly ai tempi del Ricordo del tempo

Stefano aveva piazzato come sosta un cordone (era prassi, a quei tempi; così come era prassi prendere con le mani il cordone, poi rimpiazzato in molti casi da una catena, per moschettonare la sosta). Ma Stefano non riusciva ad arrivarci, nemmeno con un lancio. Diceva che la placca in quel punto diventava liscia. E così aggiunse un altro lungo cordone, che penzolava dal primo. Finché un pomeriggio, ed eravamo in tanti a guardare emozionati tifando per lui, Stefano arrivò in libera a pochi centimetri dal doppio cordone. Lanciò, lo sfiorò, ma senza riuscire a tenerlo, e cadde. “Cazzoooooooo!”

E poi, una volta calato a terra: “Dai su, datemela buona!”

“Ma come Ste’…” – fu la risposta più o meno generale – “Ma che dici! Sei volato!”

Passò un po’ di tempo. Jolly decise di provarla seriamente anche lui. Tolse i due vecchi cordoni, aggiungendo così un passaggio (forse il più duro?) alla via, e approfittando del fatto che Stefano nel frattempo era partito per Aosta per il servizio militare.

Stava per uscire la nuova guida di arrampicata delle falesie laziali. L’aveva curata, con grande passione e scrupolo, nientemeno che Andrea Di Bari insieme a Fabrizio Antonioli. Credo che per molti sarebbe interessante dare oggi un’occhiata a quella guida, e confrontare i gradi anni ’80 di Sperlonga con quelli attuali. Rispetto a oggi la scala era mediamente più stretta di circa un grado. Il motivo è che non soltanto era quella la misura che si usava a Montecarlo (dove arrampicava un certo Berhault), o a Finale, o in Val San Nicolò. C’era anche il fatto che a Roma, per la scalata, ci sentivamo la provincia della provincia, e ci si pensava cento volte prima di sparare un grado alto dopo una prima salita. Si correva il rischio, gradando alto, di apparire arroganti, e di rimediare, alla prima visita di un qualche nordico forte, una solenne umiliazione.

lazio verticale

La mitica guida Lazio verticale

Fu forse questa la ragione che spinse Jolly, quando la liberò nell’aprile 1986 (lo stesso giorno in cui Andrea Di Bari fece la La cura dei tendini al Muro Bianco, anch’essa chiodata da Stefano), a proporre il grado 7c+, anziché 8a. E 7c+ fu il grado che per entrambe le vie (Ricordo del tempo e Cura dei tendini) fu stampato sulla guida Lazio verticale.  Pochi mesi dopo, peraltro, ancora Andrea Di Bari salì Vai mo’ a Pietrasecca, e l’inverno successivo Sacrilegio (ancora a Sperlonga, settore “Il tempio”). Il grado 8a si era ormai stabilmente insediato nel centro-Italia, c’erano finalmente nuove falesie, tanti nuovi progetti, e a quella via non pensò più nessuno. Anche se quasi tutti – avendola provata oppure no – ritenevamo che, morfologica o meno che fosse, Il ricordo doveva essere almeno 8a.

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Sono passati davvero tanti anni, più di trenta. E oggi, finalmente, un ragazzo di quelli che “si tengono” ha voluto consumare un po’ i suoi polpastrelli per fare la prima, storica ripetizione del Ricordo del tempo, una via che ormai appartiene sempre più al mito. Facciamo quindi i complimenti ad Andrea D’Addazio, il quale tra l’altro, proponendo il grado 8b, ci induce a rivedere lievemente la storia dell’arrampicata sportiva non solo romana, ma italiana. I primi storici 8b di quegli anni li conosciamo: OmbraHyaena di Andrea Gallo a Finale, Kendo di Heinz Mariacher a San Nicolò… Ma non voglio entrare nel dettaglio, credo che farei confusione con le date, e forse non è così importante stabilire oggi un primato. Ma è doveroso, in un certo senso, estendere i complimenti anche a Jolly: per aver salito un 8b nel 1986.

Infine, complimenti a Stefano, che in quegli anni ha visto con la sua immaginazione a Sperlonga (Chiromante e dintorni), e poi all’Occhio del sole, e al Pueblo, e al Muro Bianco, decine e decine di linee, e ha piantato a mano alcune centinaia di spit.

 

Stefano Finocchi nei primi anni '80.

Stefano Finocchi nei primi anni ’80.

Questo è tutto, o quasi. Ora ci manca soltanto una prima salita femminile. E la storia di questo ricordo – una bellissima storia – potrà dirsi davvero completa.

 

P. S.

A proposito di ricordi. La canzone di cui Stefano non ricordava il titolo esatto è Just One Kiss, dei Cure, inserita nell’album del 1983 Japanese Whispers.

Ecco la prima strofa:

Remember the time that you reigned all night?
The queen of Siam in my arms
Remember the time that the islands sank?
But nobody opened their eyes

 

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Sperlonga: ai tempi del Ricordo del Tempo… ultima modifica: 2018-04-15T17:43:32+00:00 da Luca Bibez
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