Arcuare / Non Arcuare?

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arcuare non arcuare copertina

Arcuare o non arcuare? (Il dilemma che toglie il sonno a chi scala).

Ovvero un noioso articolo di Gaia Comboni (in modalità riflessione estiva 2019).

Il mio intento questa volta è quello di capire perché certe mani non possano far altro che arcuare a morte tutte le prese (anche quelle che non lo richiederebbero) e perché certe dita tendano a lesionare in vario modo le pulegge anche in assenza di un trauma manifesto.

Premetto che la mano ha una anatomia ed una fisiologia molto complesse. Cercheremo quindi di semplificare le cose (a volte magari banalizzando un po’) e di prendere in considerazione solo gli elementi utili alla comprensione dell’articolo. Per affrontare esaustivamente l’argomento, dobbiamo comunque prenderlo un po’ alla larga…

Lo scheletro della mano vede otto piccole ossa del carpo che si interfacciano tra loro e che si articolano da un lato con ulna e radio e dall’altro lato con i cinque metacarpi. Questi ultimi si articolano poi con le falangi, due per il pollice e tre per le altre dita.

 

Le immagini si riferiscono alla visione palmare e dorsale dello scheletro della mano destra.

Per la flessione delle dita dal secondo al quinto metacarpo, la fisiologia della mano prevede un meccanismo affascinante e complesso. I muscoli che flettono le dita sono due e si chiamano Flessore Comune Profondo delle Dita (o “perforante”, che da qui in avanti indicherò con FP) e Flessore Comune Superficiale delle Dita (o “perforato”, che indicherò con FS). Fate attenzione a ricordarlo bene che altrimenti poi vi si incasina tutto…

 

L’immagine di sinistra mostra il FP e quella di destra il FS.

Entrambi sono muscoli dell’avambraccio che originano sostanzialmente a livello della regione trocleare dell’omero (regione trocleare sa tanto di epitroclea, che sa di epitrocleite… ovvero, per un arrampicatore, ciò-che-non-si-può-nominare). I loro tendini distali decorrono paralleli e sovrapposti nel polso e nella mano dove si sfioccano in quattro per raggiungere le dita dall’indice al mignolo. In ogni dito, il tendine del FS si sdoppia e si inserisce ai lati della falange di mezzo, permettendo il passaggio del tendine del FP che va ad inserirsi in cima alla falange più lontana.

 

 

L’immagine di sinistra mostra l’inserzione del tendine del FS e quella di destra mostra l’inserzione del FP.
Il FS quindi flette la falange di mezzo. Il FP flette la falange distale.

 

La presenza delle pulegge è funzionale a mantenere i tendini adesi alle ossa durante la contrazione muscolare, evitando che facciano come la corda di un arco. Le pulegge sono cinque per ogni dito, dal secondo al quinto (il primo dito ha un’anatomia e una fisiologia proprie, totalmente diverse) e si denominano da A1 a A5, dalla più vicina alla più apicale.
Nell’immagine sono evidenziate in azzurro le pulegge del terzo dito, anche se tutti sappiamo che il più sfigato in patologia di pulegge è il quarto… poveretto.

Lo “spiegone” rende comprensibile il “come funziona”, o meglio “come dovrebbe funzionare”.

Per caricare correttamente una tacca – e più in generale ogni volta che si carica una presa – è necessario che si crei una sinergia ed un equilibrio tra FP e FS. Il FS chiude la falange di mezzo sulla falange definita prossimale (trascinando successivamente le articolazioni più vicine), mentre il FP chiude la falange definita distale su quella di mezzo (partecipando poi alla flessione delle altre articolazioni). Questa sinergia permette l’estrinsecazione massima della forza di un avambraccio.

Mentre si scala, il cervello sceglie il pattern motorio più adeguato alla gestione della presa che si sta utilizzando, in funzione della forma della presa stessa, della sua “tessitura”, della posizione della mano rispetto ad essa, della posizione del braccio rispetto alla mano e della posizione del corpo rispetto al braccio. La rosa di possibilità è quindi, teoricamente, molto ampia. Vediamola in una tabella (escludo con cognizione le prese piatte e quelle che coinvolgono il pollice, per rendere tutto più semplice e coerente, nonché per evitare alla sottoscritta di entrare in una valle di lacrime e sangue).

Tebella: tipi di presa e di prensione

Tipo di presa:Tipo di attivazione:Posizione:Esempio:
Presa a DITA STESE:Attivazione elettiva del FP.La presa è in alto rispetto al braccio e al corpo.presa a dita stese
Presa a DITA SEMI-ARCUATE:Attivazione sinegica del FP e del FS. È la più “sana” perché la meno lesiva, oltre che quella in cui si può esercitare maggiore forza proprio perché collaborano i due flessori.L’articolazione interfalangea distale è mantenuta in flessione.
La presa inizia ad essere caricata e “portata al petto”.
dita semi arcuate
Presa a DITA ARCUATE:Attivazione del solo FS.
È piuttosto lesiva per le articolazioni inerfalangee distali che subiscono un sovraccarico capsulare pericoloso.
L’articolazione interfalangea distale è in estensione in maniera pericolosa. La presa inizia ad esser “portata al petto”.presa con dita arcuate
Presa arcuata PEZZULIANA:È l’upgrade della presa semiarcuata in cui il carico si esercita sulla punta delle dita dando l’idea che la presa sia tenuta con le unghie.Servono test genetici, neuro-fisiologici e biomeccanici per definire e dare spiegazioni al fenomeno oscuro alla maggior parte degli scalatori. Bisogna riuscire a catturare Pezzulo per analizzarlo.Non ho trovato atleti in grado di darne adeguata dimostrazione simulata a secco, ma troverete un buon esempio scrollando oltre

 

La prensione più performante che permette di sfruttare al massimo il potenziale muscolare di un avambraccio è quindi la presa semiarcuata; essa è inoltre la meno traumatica e la meno pericolosa.

Ma perché ci sono scalatori che non riescono ad evitare di arcuare le prese e arrivano addirittura ad arcuare gli svasi e i piattoni? E perché c’è qualche scalatore (pochi, ma ci sono… e io ne conosco uno!) che sa solo tenere le prese a dita stese, incapace anche solo di accennare una semiarcuata?

Questo fenomeno dipende da uno squilibrio nella forza dei due flessori: quando il FS è più forte del FP (modo elegante di dire che il FP è molto debole), i pattern motori che prevedono l’attivazione del FP non sono mai scelti dal cervello perché assenti o perché ritenuti poco efficaci. Ne deriva che tutte le prese vengono automaticamente arcuate. Parlo di una mano che non è in grado di semiarcuare, né tantomeno di tenere una presa a dita stese. La modalità di presa è sempre quella arcuata, con sovraccarico anomalo sulle articolazioni e con forte rischio di lesioni.
Nei rari casi in cui avviene il contrario, il presupposto è l’inverso: il FP è prepotente e i pattern motori che prevedono la sua attivazione in sinergia con il FS non vengono preferiti a causa della debolezza e della scarsa rappresentazione corticale di quest’ultimo. Le prese sono quindi sempre tenute come se fossero svase: a mano aperta, “di pelle”, con un’incapacità di semiarcuare anche quando sarebbe necessario o indispensabile… L’arcuata in questi casi non la si vede neanche col binocolo.

È inutile chiedere agli scalatori che arcuano anche le zanche, di non arcuare le prese. Non sanno farlo, o non sanno di poterlo fare. Chiedere loro di non arcuare mentre scalano potrebbe inoltre essere molto pericoloso. Passare da una presa a dita arcuate ad una presa a dita semiarcuate o stese mentre la si carica, espone le pulegge e i tendini ad una grande vulnerabilità! Ho visto mani con pulegge bistrattatate e tendini sofferenti e con cisti per essere state esposte a questo preciso meccanismo traumatico, senza che lo scalatore si fosse reso conto di aver subìto questo trauma (perché non evidente: non avevano “stappato” la presa).

presa arcuata e distesa

Michela Lacchio su “Placchisti per caso” sceglie di attivare FP per la destra ed FS per la sinistra

La stessa cosa succede anche quando si “perdono i piedi” con una tacca in mano. Si passa da una situazione in cui la presa magari è correttamente semiarcuata, in cui FP e FS lavorano insieme (anche se il FP è debole, lavora!), a una situazione in cui improvvisamente lavora solo il FP. Questo genera una tensione a strappo sulle pulegge e uno stress pericoloso per i tendini del FP stesso.

Nelle frequenti situazioni in cui il FP è debole, l’unica strategia che permette di uscire dal pericoloso squilibrio tra i due flessori che porta ad arcuare tutto e sempre, è quella di allenare a secco il FP per rinforzarlo e per creare i pattern motori assenti. Nei rari casi in cui ci si trova nell’incapacità di semiarcuare (cosa assai meno pericolosa per le dita, ma verosimilmente più pericolosa per i tendini del polso), la strategia sarà quella di allenare a secco elettivamente il FS.

Bisogna allenare in maniera specifica il FP o il FS (a seconda della situazione) al trave o con system wall, facendo esercizi di sospensione (in leggerissima flessione di gomito) su prese adeguate.

Per allenare il solo FP, si dovranno invece utilizzare prese che includano solo la falange distale, imponendo alle dita di lavorare stese. Dapprima, se necessario, è opportuno lavorare con uno scarico parziale del peso, per poi arrivare a lavorare senza scarico.

Per allenare il solo FS, si devono usare prese che accolgano la falange distale e quella intermedia: in questa maniera la presa si arcua, senza però sovraccaricare sistematicamente l’articolazione interfalangea distale che si trova così protetta perché poggiata sulla presa.

Una volta rinforzato il FP o il FS, a seconda dei casi, e risvegliati i pattern motori sopiti o assenti, l’arrampicatore si troverà a scalare in modalità diversa: gestirà le prese in maniera più corretta e fisiologica riuscendo ad esercitare su di esse la maggiore forza possibile. Riuscirà quindi a semiarcuare!!! Daje.

Quindi riassumendo:

    1. Non dite a chi arcua le prese di non farlo mentre scala, perché potrebbe lesionarsi pulegge e tendini mentre cerca di farlo!
    2. Bisogna iniziare ad allenarsi a secco. Ma non fatelo di testa vostra: rivolgetevi al personale qualificato di una palestra che, capendo la vostra richiesta, può suggerirvi una strategia fatta su misura per voi.
    3. Il primo step dell’allenamento a secco andrebbe fatto con sospensioni con scarico al system wall o con scarico al trave. Successivamente si può lavorare senza scarico. L’allenamento con sovraccarico o con lanci al PanG (quindi senza scarico dei piedi), andrebbe gradualmente implementato in tempi successivi. Dal momento che si tratta comunque di un tipo di allenamento potenzialmente traumatico è necessario che i tendini, le pulegge e i legamenti si siano adeguatamente rinforzati e irrobustiti. È necessario inoltre che i pattern motori della spalla, del gomito, del polso e della mano siano corretti e adeguatamente assimilati (vale a dire semplificando: è inutile fare 1-4-7 al PanG sulle liste piccole, se la testa sta infossata tra le spalle già sulla lista grande). Per il primo anno in cui si scala, il sovraccarico e i lanci al PanG vanno evitati. Ovviamente esistono poi casi eccezionali di strutture connettivali particolarmente solide e elastiche che possono iniziare anche prima, così come ci sono casi eccezzionali di strutture connettivali particolarmente lasse che questo tipo di allenamento è meglio se lo vedono solo in cartolina. Nel dubbio: aspettate e chiedete sempre consiglio sul tipo di allenamento più adatto per voi.
    4. Dedicate SEMPRE il giusto tempo al riscaldamento e allo stretching.
    5. In assenza di anomalie o squilibri tra i due flessori, se si vuole allenare a secco sia il FS che il FP, è necessario allenare la semiarcuata attivando entrambi i flessori contemporaneamente, oppure allenare sia la prensione a dita stese che quella a dita arcuate (per l’arcuata è fondamentale avere l’accortezza di utilizzare una presa che includa falange distale e falange intermedia, per evitare di sovraccaricare l’articolazione interfalangea distale).  Qui sotto: a sinistra una presa adeguata all’attivazione elettiva del FP; a destra una presa adeguata all’attivazione elettiva del FS, ideale per non sovraccaricare l’articolazione interfalangea distale.

 

E per finire, a grande richiesta, dagli archivi segreti di livellozero.net, la famosa Arcuata Pezzuliana (don’t try this at home 😉 ):

arcuata-pezzuliana

Grazie a LivelloZero per la disponibilità.
Grazie a Riccardo Caprasecca, Tiziano Vergati, Adriano Mosa, Federico Di Cosmo e Valerio Angeletti per il confronto professionale.
Grazie a Federico Frullani per aver fatto da modello nelle foto ben fatte.
Grazie alla palestra Monkey Island di Roma per l’ospitalità.
Grazie agli arrampicatori sfortunati per lo spunto di riflessione.
Grazie a Visible Body per le immagini anatomiche meravigliose.

Gaia Comboni
gaia.comboni@gmail.com

Gaia vive e lavora a Roma, ed è specializzata nel trattamento delle patologie di arrampicata (vere o presunte) dei climber romani e delle c.d. zone limitrofe. Questi ultimi, per altro, sono imbattibili nel lamentare epicondiliti, sciatalgie e dolori vari anche quando i problemi reali sono da tempo risolti. Una buona dose di pazienza e di capacità di counseling è quindi anche necessaria. Collabora con la palestra Rock it Climbing Roma e questo è il suo curriculum.

 

Arcuare / Non Arcuare? ultima modifica: 2019-07-24T17:24:41+02:00 da Redazione
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