Calimnos addio

Vi voglio raccontare del mio primo viaggio di arrampicata. Ma siete avvisati: non sarà uno di quei racconti di viaggio dove va tutto bene e tornano tutti a casa felici! Tutti questi raccontini ipocriti, andate a leggerveli sulle riviste. Io preferisco dire come vanno veramente le cose, anche se vi sembrerò uno sfigato egoista.

E comunque sticazzi. Ora vi racconto il mio viaggio e state a sentire, altrimenti staccate la spina del vostro dannato computer e andate a scalare nelle vostre bellissime falesie con i vostri grandi amici del cuore. E’ stato a Pasqua dell’anno scorso. Guardate, innanzi tutto io non ho mai sentito il bisogno di viaggiare. Mi bastano le falesie vicino a casa. Ho i miei progetti e quando ne chiudo uno non fatico a trovarmene un altro. Però, complice lo scazzo col mio socio, (quello del mercoledì), mi son trovato per qualche mese a corto di motivazione. Non riuscivo a prendere il giro e non sono nemmeno riuscito a raggiungere quel dannato 8a che era il mio obiettivo prima dell’estate! Ora mi toccherà iniziare le sedute al pan gullich un mese prima del previsto, alle prime piogge autunnali.

Ho cominciato ad andare alla sera al boulder bar, per vedere che aria tirava e rimorchiare qualche nuovo socio. I soliti discorsi sui gradi, sulle tabelle, qualche volta sulle donne. Poi c’era anche qualcuno che voleva organizzare la Pasqua fuori ed è venuto fuori questo nome, Calimnos. Io proprio non sapevo dov’era questo posto, come ho detto le riviste non le compro ma qualche volta le sfoglio solo, ma ho sentito una volta uno che diceva di un 7b che avevo fatto “questa a Calimnos sarebbe almeno 8a!”. Così la cosa mi ha incuriosito ed ho pensato che forse la gente voleva andare lì per tornare a casa contenta. Sbaglio forse? Beh, certo già ci si fa il culo tutto l’anno, nessuno vuole andare in vacanza per assaggiare il bastone, no? Per esempio a Finale, chi ci va più? Per andare a Finale bisogna essere veramente degli sfigati della roccia! Placche dimmerda, zero aderenza, chiodi lunghi e gradi stretti come il culo di una formica! E tutti convinti che sia meglio così, e i locals che godono a veder cadere quelli di fuori. Ma che si fottano! Infatti io le poche volte che capito in zona vado ad Albenga, lì si che sanno come si grada. E infatti è pieno. Mi han detto che quelli di Albenga si sono regolati con la Spagna e i gradi son giusti. Per cui basta con le menate da superlocals e cancelliamo Finale dalla mappa!

Così questa cosa dell’isola greca, come si chiama già? …..ah ecco, Calimnos, cominciava a prendermi. Ho iniziato le manovre per tentare di agganciarmi a qualcuno, finchè ci sono riuscito. Eravamo Tommaso, io, Luca e la sua ragazza, una tipa discreta ma che scala poco e da seconda… almeno a vederla in palestra. La sfiga però ha voluto che Tommaso ci tirasse il pacco poco prima di partire e siamo rimasti in tre. Ma guarda te che inferno, partire coi due piccioncini e fare il terzo incomodo! Cioè non sono fesso, ma il biglietto non lo potevo annullare, ci avrei perso i soldi, così alla fine sono andato lo stesso… Ma voi che avreste fatto al mio posto?

 

Insomma dopo 10 ore di viaggio siamo arrivati in ‘sta cazzo di isola che a momenti vomitavo per il mare forza 5. E mi avevan detto che ci si arrivava in aereo e invece no. Con quei due che continuavano a dire bello bello e a far foto al porto e a ogni cosa. Ma poi falesie non ne vedevo e cominciavo seriamente a pensare di aver perso i soldi. Poi la sera al ristorante – non hanno nemmeno la pasta integrale sti fottuti greci, e pensare che si sentono la culla della civiltà – è cominciata la mega discussione per scegliere il posto. Che a confronto approvare la finanziaria era più semplice. Cioè dovevamo scegliere il settore dove arrampicare e fissare gli obiettivi, capito? Non è una cosa difficile, bastava leggere la guida (che ha comprato Luca, perché io soldi a questi usurai greci non ne do)! Già ci hanno fatto pagare 25 euro a notte una stanza, figurati se gli do i soldi della guida! Una guida in tre basta e avanza.

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Io poi non pensavo che la sua lei, come si chiama, ah si Giorgia ho rimosso il nome, volesse pure scalare! Pensavo solo che accompagnasse Luca, e che al massimo andasse due ore in spiaggia quando noi eravamo sfranti di arrampicata. Io almeno avevo capito così e certe cose bisognerebbe metterle prima per iscritto! E invece lei sfogliava pure la guida – che normalmente le donne manco la guardano mai e chiedono ai maschi che tiri devon fare – e si soffermava sulle pagine dove c’erano foto di fottutissime placche di 6a e con aria civetta faceva a Luca: “ehi boy, perché non andiamo qui?

Cominciavo seriamente ad odiarla, e non eravamo che al primo giorno! Alla fine, stando a sto libro di questo Aris, l’unica cosa che sembrava appetibile di questo posto dipinto così strafigo da mezzo mondo, era la grande grotta. Poi mi avevano detto che c’era un 7b che veniva a tutti a vista, e allora quello era il mio obiettivo della vacanza. Cioè, a me non piace raccontar balle, ero venuto per quello. Cazzo me ne frega di vedere un’isola di quattro cespugli e case bianche? Luca lo sentivo che mi avrebbe accompagnato, ma di mezzo c’era Giorgia e le sue maledette placche. Bisognava agire. Ho iniziato allora un’azione di forza e alla fine sembrava l’avessimo vinta noi e ci siamo accordati per la grande grotta, alè vittoria! Alla sera non riuscivo a prender sonno, in quella microstanza c’era un caldo spaziale e quelli dall’altra parte erano lì che ci davano… Ho aperto la finestra e sono rimasto un po’ lì a guardare un’isola di fronte illuminata dalla luna. Benchè la veduta fosse da cartolina di quelle che poi metti subito su facebook, volevo solo tornare a casa. Possibilmente col mio primo 7b a vista… Già mi sudavano le mani, e così sono sprofondato in un incubo assurdo. Sognavo appigli saponosi, i piedi mi sfuggivano ed io tentavo disperatamente di afferrarmi alla corda. Ma quella mi sfuggiva e mi bruciava le mani. Che schifo di isola maledetta, neanche nei sogni ti lascia in pace!

 

Al mattino le cose erano cambiate. Luca a colazione mi ha preso da parte e mi ha detto che voleva fare arrampicare un po’ Giorgia. Mi ha però assicurato che si sarebbe stancata presto, e poi noi saremmo andati alla Grande Grotta a fare le nostre cose. Che palle, ma le donne in falesia chi le ha inventate? Non c’è stato però nulla da fare e così siamo partiti per un cazzo di settore che aveva tutti nomi di poeti e dove la via più dura era un 6c, tutto grigio e slavato. Un inferno greco! Io ho tastato un po’ il 6a, ma ho visto che buttava male e mi son seduto su un sasso, sperando che l’avremmo fatta breve. A dire il vero speravo proprio che Luca la buttasse sul 6c subito, così si prendeva una bella strinata alle dita e sarebbe stata ko per tutto il viaggio. No? Un bel colpo deciso e secco alla motivazione, così era fatta! Invece lui si deve essere preso proprio una bella sbandata per questa, perché le ha fatto fare un quinto, poi un altro, poi un 6a e un 6a+. E Giorgia sembrava insaziabile, ne voleva ancora di quelle fottute placche. Ancora, ancora, ancora una! Poi la trovavo insopportabile, come tutte le donne in falesia del resto: “eh dove metto la mano, qui non c’è niente, ma dove metto il piede, tirami forte, tiraaa!!! E lui che tirava come un matto che sembrava scarrucolarla su….. e lei con quel culo in fuori che era l’unica cosa che mi teneva lì sotto a guardare e non mi faceva scendere al parcheggio, a ben pensarci! Beh non ci crederete ma siamo stati tutto il giorno lì, ero incazzato nero! Poi lei è scesa tutta divertita e mi ha fatto con quella sua voce da oca “Giova, ma tu non vuoi proprio scalare? Ma come mai, guarda che rooocciiia da favola! E che mare, che location!” Perchè parla pure mezzo inglese la tipa, per darsi un tono! L’avrei uccisa!

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Non ci crederete ma per due giorni si è ripetuto lo stesso copione. Stesso ristorante, stessa nottata, stessi incubi maledetti, stesse parole a colazione, stesso settore. Eh lo so … ma è così. Anzi vi auguro che una volta o l’altra succeda lo stesso anche a voi, così capite un po’ cosa vuol dire! In tre giorni avevo fatto un fottutissimo 6a. Un bel bilancio! Stavo seriamente pensando che quella era la prima e l’ultima volta che andavo fuori per scalare. Rimaneva ancora un giorno, una fievole speranza ormai quasi ridotta al lumicino. Ma con la forza della disperazione a cena ho messo le mani avanti ed ho fatto il blitz. Ci pensavo da tutto il giorno, tanto non avevo niente da fare! Ho detto che se il giorno dopo non saremmo andati alla grotta io non avrei dato una lira dei soldi del viaggio che avevano anticipato loro. Ah, ah, è stato un argomento convincente, come sempre quando ci sono i soldi di mezzo. Avreste dovuto vedere la faccia di lei. Io invece ho risposto con un largo sorriso!

Così finalmente il giorno dopo siamo saliti a questa famosa grotta, tutta piena di stalattiti. C’erano linee dappertutto che ci sarebbe voluto una vita per scalarle tutte. Ma non c’era tempo, così sono andato subito sotto DNA, lo scopo del viaggio. Siccome l’etica della scalata a vista dice che non la potevo provare prima, ho deciso di giocare d’astuzia. Ci siamo riscaldati su un 6c, che io naturalmente ho fatto tirando tutti i rinvii per non bruciarmi. Poi il piano d’attacco prevedeva che sarebbe andato Luca su DNA a mettermi i rinvii e marcarmi le prese con un segno, come si fa ora. Lo so cosa state pensando, non mi rompete le balle, d’altra parte lo fanno tutti, non vedo perché non dovrei farlo io! E poi sempre a vista è, no? O c’è qualcuno di voi che deve venirmi a dire come si arrampica?

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Luca però non voleva salire da primo perché al massimo ha fatto un 7a lavorato… ma io avevo previsto anche questo ed avevo portato il bastone. Ta-da! Ci è voluto un po’ a fargli capire come si usava, ma alla fine con un po’ di acrobazie è arrivato in sosta. Scendendo mi ha segnato tutte le prese e mi ha allungato i rinvii, che sti greci chiodano troppo lungo e io mica mi voglio far male in vacanza! Era tutto perfetto, temperatura e grip ideali. Giorgia poco sotto su un sasso si leggeva una delle sue riviste e non rompeva, per fortuna. Era il mio momento, quello per cui ero partito: finalmente sentivo un po’ di eccitazione, finalmente mi sentivo in vacanza! Mi sono allora concentrato ed ho iniziato a salire, Luca mi incitava, ma già ai primi due ero acciaiato. Non ero ben caldo forse, e non riuscivo ad intuire i movimenti. Mi partivano continuamente i piedi e facevo sbandierate furiose, come nel sogno. Fortuna che l’allenamento al pangulli dell’inverno mi permetteva di stare in qualche modo attaccato. Di certo non era un bel vedere, ma tanto a Giorgia non fregava una cippa e poi scusate…… chi se ne frega, l’importante è salire, no? Anche Sharma e Ondra fanno gli urletti e perdono i piedi, no? Luca mi incitava sempre di più, io gridavo ad ogni presa che prendevo, cercando di caricarmi e di convincermi che l’avrei fatta. In realtà mi sentivo un tronco di cemento. Evvai, a la muerte, come dicono nei video!!!! Ero in vista della catena, che Luca aveva allungato di tre rinvii come gli avevo detto di fare. Stavo su una presa svasa e sentivo che stavo per mollare. Per una frazione di secondo sono rimasto indeciso se lanciare ai rinvii o tentare di andare alla presa successiva, che però era molto a sinistra della catena. Da lì avrei potuto forse moschettonarla, ma non ero sicuro di avere energie per riuscire a fare quel bloccaggio o se sarei volato con la corda in mano…. La catena di rinvii salvatrice, così vicina ed invitante sarebbe stata quindi inutile. Non so dove trovassi il tempo ma pensavo istantaneamente a tutte queste cose. Mentre stavo finalmente per lanciare al rinvio, con l’acido lattico che mi annebbiava la vista, un grido femminile ha scosso la grotta. Era Giorgia che gridava “aaahhhhh … aiuto …. un ape, un’ape sul mio braccio!!” Al che Luca ha cercato in qualche modo di calmarla, ma quella continuava a gridare come se la stessero aprendo in due! Ho sentito la sicura allentarsi e casino alla base e ho tentato un ultimo lancio disperato. Con un grido disumano di rabbia (che ha fatto finalmente stare zitta Giorgia) sono venuto giù di tre o quattro rinvii, non so, forse di più. Mi veniva da piangere, odiavo con tutte le mie forze quella donna e a dire il vero anche quella via. Ma poi quella maledetta manco mi ha chiesto scusa, ditemi voi quanto sono bastarde le donne! Sapete che mi ha detto? Una volta che siamo scesi mi ha guardato ed ha detto candidamente: “Beh, ora che hai fatto quello che volevi, c’è ancora il tempo per fare un tiro ai Poeti prima di partire?

Giovax

Calimnos addio ultima modifica: 2017-11-08T10:09:30+00:00 da Redazione
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