Cosa vuol dire old school

Eccolo il ruggito della mia generazione.

Questa cascata di spit fittoni e catene, piovuti sopra migliaia e migliaia di remote (e a volte alquanto misere) paretine di roccia d’ogni parte del mondo, da dove credete che abbia avuto inizio? Ve lo dico subito. Da gente che ha la mia età, o anche dieci anni di più. Gente ormai coi capelli bianchi, sempre se i capelli ci sono ancora. Però gente che si è inventata il giocattolo con cui vi trastullate nei fine settimana. Parlo di quelli che hanno ancora la passione, il sabato, di tirare il naso fuori dalla puzza di sudore e materassi delle sale di resina. Beh, i migliori di voi, forse quelli un po’ di storia la sanno. Certo, pure a loro non passa lontanamente per la testa di andare in Verdon e buttarsi giù con una corda doppia: troppo impegnativo, troppo sbattimento. Ma almeno il Verdon sanno che esiste. Sanno che è cominciato tutto da lì. Sanno che esiste una storia. E non si sognerebbero di dire che La rose et le vampire (Buoux) è una via di merda perché ha le prese scavate. O che quel tale 6c, oppure 8a, però “old style”, è un grado dato male (cioè guarda caso troppo stretto).

I migliori di voi sono al corrente – forse – che un tempo Hyaena (a Finale) si chiamava Bombay, e che soltanto il metterci le mani sopra voleva dire avere il rispetto di tutti.

 

Andrea di Bari su Bombay, Finale Ligure, 1986

 

La RoseHyaena. Gli anni ‘80. I miti e le vie di allora (dovremmo aggiungere Kendo, o il Tetto di Augusto). I gradi di allora. Ottobì. Ottobipiù. Ottobimeno.

Ma cosa ne sapete voi dei gradi, eh? Per voi i gradi sono come i centimetri del righello che i ragazzi usano a quattordici anni. Interessa solo sapere chi ne ha di più, di centimetri, lì sotto. Per fare bella figura: ma poi di fronte a quale pubblico. La fidanzata? gli amici? internet? Sarà invece mica uno specchio, quello lì davanti?

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Come se poi fossero i centimetri a contare (ecco finalmente spiegato a tutti il senso ironico del righello di livellozero), e non l’amore. L’amore, sì dico l’amore, questa parola così inutile e fuori moda, voi della new generation neanche sapete più cosa sia.

Per amore, un pezzo di roccia letteralmente te lo fai. E mica una volta soltanto. Finché non ti bruci, finché non fa male e devi smettere.

Cominciamo a parlare la stessa lingua? Oppure credete che sia pazzo?

L’inconfondibile rana di Stefano Finocchi a Grotti, circa 1991 (?)

Pensate di averlo inventato voi il boulder? Mezzeseghe piscialetto che non siete altro.

Qualche pirla del nord-europa, tempo fa, aveva messo su internet, nientemeno che su Planetmountain, una scoperta sconvolgente: una “nuova area boulder in Dolomiti”: a Passo Sella! Per quando è prevista l’acqua calda nelle case? (Non a caso uno dei geni, dopo aver detto che si trattava di un posto bellissimo, dichiarava di non essere mai stato a Fontainebleau. E pretendeva di parlare di blocchi gradi e stili!)

Ve lo dico io cosa vi siete inventati: il crash pad, per non farvi male alle caviglie sottili. Ma a Bleau (e non “Font”, come dicono gli ignoranti anglofoni di adesso), i padri dei vostri padri scalavano con gli scarponi e saltavano sulla ruvida terra! Tutt’al più su mezzo zerbino del Monoprix.

Tutto, ma proprio tutto bisogna spiegarvi. Ignorate cosa sia il pof. Avete persino dimenticato il valore sacro del feticcio supremo del boulder: lo straccio.

A voi vi basta avere il pantalone giusto, il cappelletto giusto.

Ma cosa parlo a fare. Sto buttando il mio tempo…

Qualcuno è così ignorante da non sapere neppure quando in falesia si può, e quando non si può, partire col secondo o il terzo rinvio passato. “Sono partito col secondo passato perché se no arrivi a terra”: ecco l’idiozia pura, firmata con nome e cognome, nel commento di una patetica libera registrata su 8a.nu.

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Volete sapere cosa vuol dire essere “old school”? Vuol dire che magari non ti tieni più, o non ti tieni come un pivello semi-anoressico di vent’anni (e ci mancherebbe pure), ma almeno QUESTE COSE LE SAI. E quando vedi un pezzo di roccia, anche se non ci metti le mani sopra, capisci al volo di che roba si tratta: se è una faccenda seria, o da signorine uscite dalla messa domenicale.

Roberto Ciato su Sacrilegio, Sperlonga 1987

Mi rendo conto che ogni nuova generazione vuol fare fuori quella precedente. E così sia. Sparatemi pure, sputatemi in faccia. Prendetevi gioco di me. Ridacchiate come bambocci dietro ai banchi di scuola. Fate quello che volete. Tirate le palline di carta. Tanto io sono il pazzo del villaggio, ma anche il testimone della Storia. Mentre voi non siete un cazzo.

Volete che vi dia qualche ragione per attaccarmi? Su, vi aiuto io, perché – a parte i centimetri – vi trovo miseramente a corto di argomenti.

Old school vuol dire avere indossato con orgoglio uno, due, dieci pantacollant colorati.

Old school vuol dire che ai nostri tempi (i cari, bei vecchi tempi!) non c’erano tutte queste ragazze carine che girano adesso a distrarci quando andavamo a scalare.

Old school vuol dire saper trovare il riposo totale su una placca vagamente appoggiata, e far vedere agli amici – richiamando la loro attenzione – che lasci le mani eppure non vieni di sotto.

Vuol dire fare la gara a chi riesce a fare “statico” un movimento dove l’altro lancia (masso o falesia non fa differenza: chi blocca vuol dire che si tiene di più, ed è quello che conta). Vuol dire fare il gesto della sigaretta per irridere l’avversario.

Old school è mostrare una qualche padronanza sulla resina solo quando la parete è verticale: ragion per cui, anche se non ti tieni una ceppa, senti i tipici incoraggiamenti e commenti: “vai Bibbo! fagli vedere la tecnica a questi qua, tu che sei della vecchia scuola!”. Che poi è un modo gentile di dirti che sei un vecchio, e sotto uno strapiombo a tacche piccole non hai speranza di alzare il culo.

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Old school vuol dire che coi tuoi amici ti diverti ancora a vedere chi riesce a “stampare” una tacca. Cioè a sospendere monobraccio (per usare il vostro lurido linguaggio attuale) su una qualche reglette del tabellone o su una presa all’attacco di una falesia. Un modo spiccio e diretto per stabilire chi è il più forte, senza tutte quelle frociate della gare ufficiali o peggio dei siti.

Old school è anche un modo di esprimersi come Dio comanda. Per cui farei impiccare senza processo l’ultimo deficiente che mi capita a tiro da cui sento questa frase: “Che faccio, la apro io questa via?” (per dire che ci va da primo mettendo i rinvii). Ma vaffanculo, va.

Old school vuol dire che quando leggi scritto “rotkreis” non pensi che sia una qualche razza di cane.

Adesso ridete pure. Cazzoni che non siete altro. Tanto io in Verdon ci sono stato, e ci torno quando voglio. E non per niente, questo della foto qui sotto è un amico mio…

Roberto Ciato su Ecographie, Verdon 1990

Un’ultima cosa: me ne fotto del vostro rispetto. Anche perché siete subdoli e spietati come tutti i figli delle storie nate bene e finite male (e quelle dannate prime gare di Arco e Bardonecchia sono state la fine di una cosa che era partita benissimo). Quindi da voi mi aspetto il peggio.

Per quanto vi diate da fare per farmi fuori, il mio album di foto resterà sempre più bello, molto più bello del vostro.

Come scrive il poeta John Keats: “I shall be young again, be young!”

by Luca Bibez

Le foto son di Pierluigi Zolli

Cosa vuol dire old school ultima modifica: 2017-11-10T16:33:37+00:00 da Luca Bibez
3 Commenti
  1. Robba forte molto Spike Lee!!!

    • Autore
      Luca Bibez 5 mesi fa

      Robba fortissima. Purtroppo quello che me l’ha venduta è sparito.

  2. […] scritto (qui) che i giovani klimber sono delle mezzeseghe piscialetto, che sono ignoranti (essi infatti non […]

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