Hansjörg Auer – Indietro non si torna

“C’è solo una persona che dovrai sopportare per il resto della tua vita: te stesso. È questo il motivo per cui stare da soli è così difficile. Soprattutto in montagna, e non solo a causa della sicurezza. Essere soli significa mettersi a nudo, capire chi siamo, percepire il proprio valore e stabilire che cosa realmente conti nella vita”.

hansjörg auer

 

H I G H L I G H T S :

Salite Free Solo: Tempi Moderni (6c/ 800 m), Via attraverso il Pesce (7b+/ 850 m), Locker vom Hocker (7a/ 350 m), Bayrischer Traum (7a/ 400 m),  Mephisto (6c+/400m), Dolomites Crossover (3 big walls | 2 flights | 1 day | no rope) in 2016

Prima salita: Bruderliebe (8b/800m) e L’ultimo dei Paracadutisti (8b+/ 650 m) sulla sud-ovest della Marmolada

Prima salita del Kunyang Chhish East (7400 m) per la parete sud-ovest (2700 m)

Prima salita del Gimmigela East (7005m) Parete Nord.

 

 


Hansjörg Auer ha iniziato ad arrampicare all’età di dodici anni. Nel 2007, il giovane e virtualmente sconosciuto insegnante di Matematica e Fisica delle Scuole Medie salì in libera e slegato le 37 lunghezze della Via Attraverso il Pesce sulla parete sud-ovest della Marmolada, diventando, da un giorno all’altro, l’astro nascente dell’arrampicata europea e mondiale. Negli ultimi dieci anni Hansjörg ha portato a termine un numero impressionante di prime salite e free solo su alcune delle pareti più difficili del mondo, dalle Dolomiti al Karakorum e alla Siberia. L’abbiamo raggiunto ad Umhausen nella sua nativa Austria per parlare del passato, del presente e del futuro della sua attività di arrampicatore sulle più importanti pareti del globo.

Hansjörg Auer ritratto di Mati

L0: hai ripetuto in diverse interviste che fin da bambino hai condotto una vita solitaria. Sappiamo bene come l’infanzia influenzi in maniera determinante il nostro futuro di adulti. Pensi che la tua continua ricerca ed il tuo interesse verso le salite in solitaria sia il tentativo di ricreare le emozioni che hai vissuto da bambino?

Assolutamente si. Possiamo dire che ho avuto un’infanzia abbastanza difficile. Non a casa, alla fattoria, ma piuttosto a scuola, dove non ho mai avuto il supporto di cui avrei avuto bisogno. Penso che questo sia il motivo per il quale mi sono dato allo sport e all’alpinismo, buttandomi anima e corpo in qualcosa che sapevo di poter fare bene. In qualche modo, ogni volta che mi sono ritrovato ad arrampicare da solo, ho avuto sempre e soltanto sensazioni bellissime. D’altra parte non sono mai stato in grado di adattarmi alle tempistiche o alle necessità degli altri. Se nessuno riusciva a trovare il tempo o la testa per fare qualcosa con me allora preferivo andare per conto mio. E i miei genitori erano d’accordo. Non hanno mai spinto, né me né mio fratello, in una direzione particolare, ma, allo stesso tempo, non ci hanno nemmeno mai impedito, fin da piccoli, di fare qualcosa o di andare da soli in posti potenzialmente pericolosi o selvaggi.

 

L0: in un’altra intervista hai dichiarato che hai deciso di andare a fare il Pesce slegato nel momento in cui ti sei sentito pronto. Mi chiedo come una persona possa sentirsi ad un certo punto “pronta” per fare una cosa del genere. Ovviamente immagino che tu intenda “mentalmente pronto”. Ma come funziona? E’ una sorta processo mentale che attraversa una serie di fasi successive oppure semplicemente ti sei svegliato una bella mattina e ti sei sentito improvvisamente sicuro che in quel preciso momento saresti stato in grado di completare il tuo progetto?
L’arrampicata in Free Solo si gioca interamente sulla capacità di individuare il momento giusto. Per me non esiste una preparazione o un allenamento speciale. Ovviamente devi essere in forma, ma di certo non ti puoi allenare per diventare bravo nell’arrampicata senza corda. Saper essere paziente e saper aspettare il momento giusto è per me la chiave. Nel mio caso il momento giusto arriva all’improvviso. Di solito rimango focalizzato e concentrato sul progetto fino a quando, in maniera direi quasi inaspettata, il momento „ecco è ora“ si presenta all’improvviso.

In Free Solo sul tratto chiave della “Via Attraverso il Pesce“, Marmolada – ph.credits Heiko Wilhelm

L0: sembra che ultimamente tu stia spostando il tuo interesse dalle salite su roccia verso le salite in stile misto, in inverno o in Himalaya … E’ effettivamente così?
Penso che un arrampicatore debba essere sempre in grado di rinnovare e mantenere viva la propria motivazione. Da giovane quello che consideravo più importante era sapere quanto dura fosse la via che avevo in mente, quanto fosse pericolosa o su quale parete si trovasse. Questo, in un certo senso, rappresentava la misura del mio “valore”, se così lo vogliamo chiamare. Ultimamente questo tipo atteggiamento sta un po’ cambiando, e quello che mi interessa di più è piuttosto la scelta delle persone con cui fare qualcosa o condividere un progetto. E’ vero, qualche anno fa ero molto focalizzato sulle salite in solitaria su grandi pareti tipo la Marmolada. Ed anche l’interesse dei giornalisti e l’attenzione dei media era rivolta quasi esclusivamente verso quel genere di attività. Ma, anche all’epoca, mi sono sempre considerato prima di tutto un alpinista e quindi quello che faccio ora in realtà non è per me una grande novità. Al momento sicuramente mi sento molto più libero di valutare le possibilità che l’andare in montagna mi offre, potendo scegliere soltanto i progetti che mi motivano di più, siano essi di arrampicata su roccia, misto, ghiaccio o di qualsiasi altro stile intermedio.

 

L0: Annapurna III cresta sud: ora che sono passati un po’ di mesi ci puoi dire qualcosa in più relativamente all’ultimo tentativo fallito del novembre 2017? Pensi che ci ritornerai in futuro?
L’Annapurna III non lo considero più un progetto che mi riguardi. Abbiamo avuto un po’ di problemi e polemiche all’interno del Team (Lama, Auer, Blümel ndr.) durante il tentativo dello scorso anno. Ma preferisco evitare di scendere nei dettagli o fare commenti su quello che è successo. A causa di queste, chiamiamole così, incomprensioni abbiamo quindi deciso, dopo aver completato la salita di acclimatazione dell’Ama Dablam, di non andare nemmeno al campo base dell’Annapurna III e di annullare il tentativo. Al momento sto pianificando una spedizione in Karakorum per l’estate del 2018 con Alex Blümel. Ci ingaggeremo in un grande progetto di salita di un settemila. Sarà una cosa selvaggia, lunga e totalmente in stile alpino.

Gimmigela East – ph.credits Elias Holzknecht

L0: motivazioni vs aspettative: il desiderio di spingere il limite in avanti è probabilmente difficile da gestire già di per sé. Ti senti mai catturato un una specie di spirale che oscilla tra le tue ambizioni personali e quello che le persone, i giornalisti o i media si aspettano da te?
E’ una domanda molto interessante. Posso dire che qualche anno fa sono stato spesso invischiato nel meccanismo a cui ti riferisci. Ma ora non è  più così. In generale credo che più si invecchia e più si tende ad assumere un atteggiamento rilassato rispetto a quello che gli altri pensano, dicono o si aspettano da noi.
Certo, i social media e il lato „business“ della mia attività resta comunque parte della mia vita e me ne prendo cura volentieri, anche se non rappresenta in nessun modo una priorità. Questo è anche il motivo per cui preferisco fare viaggi e spedizioni con budget contenuti, senza troppe persone o videocamere coinvolte. Il mio interesse principale è sempre e comunque rivolto alle montagne, e a quello che ho in mente di fare. Niente più di così. Da una prospettiva di business diciamo che, per usare un’analogia, preferisco guidare la mia utilitaria su una strada normale e con uno stile il più possibile autentico piuttosto che stare seduto nella macchina di lusso di qualcun altro, su una autostrada dritta e con un autista alla guida.
 

“E’ impossibile per chiunque, eccetto per chi l’abbia provato realmente, raccontare ciò che si prova o quanto sia duro un bivacco complicato a 7000 metri, magari dopo giorni in cui hai spinto al massimo e col brutto tempo in arrivo”.

L0: che cosa senti di aver imparato dalla tua attività di alpinista dopo tutti questi anni?
La cosa più importante credo sia l’essere soddisfatti di quello che facciamo e la capacità di provare un tale sentimento non solo durante l’arrampicata, dopo aver portato a termine il proprio grande progetto o quando tutte le cose vanno per il verso giusto. Ci sono altri momenti nella nostra vita che sono altrettanto importanti. Per riuscire a fare questo credo sia necessario smettere di considerare l’arrampicata e l’alpinismo come la cosa più importante della nostra vita. Certo, la mia vita è sostanzialmente andare in montagna, cercare di essere creativo e spingere ogni cosa al massimo. Ma faccio sempre uno sforzo (o almeno cerco di farlo) per ricordarmi che esistono molte altre cose che devo preservare e di cui mi devo prendere cura.
L0: vediamo come spesso l’alpinismo sia a volte considerato o come una attività super-specialistica riservata a un numero limitato di esponenti di punta oppure come una sorta di ripiego per tutti quelli che hanno mancato il successo e/o la visibilità in altri sport di arrampicata. In Austria sembra invece che ci sia una situazione totalmente diversa: molti giovani arrampicatori ed alpinisti di talento sono estremamente attivi nell’effettuare ripetizioni veloci e prime salite su molte pareti del mondo. Quale pensi che sia la chiave di questo? E’ solo dovuto ad una cultura diversa? La nostra società ormai ruota attorno al mito della sicurezza ad ogni costo, in ogni situazione e contesto, il che è esattamente l’antitesi rispetto alla pratica degli sport di montagna. Come ritieni sia possibile superare questa contraddizione, in modo da crescere la prossima generazione di alpinisti?
Questa è una delle domande migliori che mi siano mai state poste nella mia carriera. Da un certo punto di vista è vero che è paradossalmente più semplice, ad esempio, vivere di alpinismo piuttosto che di arrampicata (su roccia ndr.). Questo perché quando vai in montagna torni sempre con una storia da raccontare, il che è l’esatto contrario di quello che succede in arrampicata sportiva. Essere un alpinista davvero forte significa sia essere forte in molte discipline diverse che essere in grado di combinarle e sfruttarle appieno esattamente nel momento X di una certa spedizione o di un progetto. Un alpinista deve inoltre possedere un certo tipo di mentalità legata alla gestione del rischio ed al permanere in situazioni limite per periodi prolungati. Come non sono in grado di dirti cosa si prova a liberare un 9b, così è impossibile per chiunque, eccetto che per quelli che l’hanno provato realmente, raccontare ciò che si prova o quanto sia duro un bivacco complicato a 7000 metri, magari dopo giorni in cui hai spinto al massimo e col brutto tempo in arrivo.
 

“Questo tipo di gioco si basa totalmente sull’attesa del momento giusto. Solo quando quel momento arriverà saprò di poter essere in grado di realizzare qualcosa di grande ed unico”.

E’ piuttosto semplice stabilire invece se qualcuno è realmente forte in arrampicata. Basta andare a vedere quello che fa quando arrampica nella sua falesia di riferimento per avere la risposta. Ma stabilire quanto sia forte, in assoluto, un certo alpinista è una questione un po’ più complessa. La sua attività si svolge infatti prevalentemente in località remote, senza nessuno che possa osservare direttamente ciò che avviene.
Questo è il motivo per il quale esistono grandi differenze tra gli alpinisti stessi. C’è chi fa cose interessanti senza però mai spingersi realmente al limite, oppure c’è chi preferisce disquisire di alpinismo piuttosto che andare effettivamente in montagna. Tra i due estremi ci sono alcuni alpinisti che sono realmente forti. Basti guardare a quello che succede in Slovenia, in Italia, Francia, Polonia, Spagna e Svizzera. Come vedi non è solo Austria. E quelli che realmente spingono hanno un livello molto alto anche in falesia, nel bouldering, nel misto o nell’arrampicata su ghiaccio. Quindi, alla fin fine, anche in questo caso, non è difficile stabilire chi sia realmente forte e chi non lo sia altrettanto. 😉

Marmolada Freesolo – ph.credits Matteo Mocellin

L0: quale è il tuo rapporto con la paura? Come la gestisci prima e durante le tue salite? Senti di avere un controllo totale della tua parte irrazionale o succede qualcosa di diverso?
La paura è qualcosa di realmente importante. Ci sono giorni in cui la paura è totalmente presente, mentre ci sono altri giorni in cui ti sembra di non temere nulla. In generale riesco a gestire la paura abbastanza bene, oppure, per meglio dire, se provo paura significa che quello non è il momento giusto per fare qualcosa di realmente al limite. E, in sostanza, la stessa cosa avviene per le salite in free solo. Se penso ad un progetto con paura allora molto semplicemente significa che il momento giusto ancora deve arrivare. Questo tipo di gioco si basa totalmente sull’aspettare l’arrivo del momento giusto. Solo quando quel momento arriverà saprò di poter essere in grado di realizzare qualcosa di grande ed unico.
L0: ed invece qual’è il tuo rapporto con gli sponsor?
North Face è per me il partner ideale. La collaborazione è del tutto informale, senza pressioni e molto rilassata. Di solito facciamo uno o due progetti importanti all’anno. Capita spesso che le spedizioni importanti decida di finanziarle di tasca mia, se necessario. In questo modo resto proprietario dei diritti e posso fare quello che voglio dei contenuti video e fotografici che vengono prodotti, il che mi garantisce un certo margine di libertà e flessibilità. Permettere ad una multinazionale di finanziare qualsiasi cosa uno faccia, tecnicamente parlando, equivale ad essere assunti per un lavoro. Quando invece decidi di fare di testa e di tasca tua non c’è nessun altro che possa intromettersi.
L0: ok! Abbiamo tempo per un altro paio di domande?
Veramente no! E’ mezzanotte e domani mattina ho un aereo da prendere alle 06.30 per un viaggio di arrampicata in Etiopia. Quindi farei meglio a cominciare a preparare i bagagli!!

 

Per altre notizie ed aggiornamenti sull’attività di Hansjörg Auer potete seguire i suoi account Instagram, Facebook o Twitter. Non dimenticate di dare anche un’occhiata al suo sito web, e al suo ultimo libro, da poco pubblicato, Südwand.

Nilgiri South Face – ph.credit Auer Archive

 

Kunyang Chhish East – ph.credits Auer archive

Hansjörg Auer – Indietro non si torna ultima modifica: 2018-03-18T12:47:01+00:00 da T. Kinkade
1 Commento
  1. Geneva Hardin 1 mese fa

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