Adam Ondra intervista dopo il 9a+ flash

adam ondra 9a+ flash
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Adam Ondra durante la salita flash di Supercrackinette 9a+ – Foto: Bernardo Gimenez

Adam Ondra intervista dopo il 9a+ flash

A volte sembra che per lunghi mesi (se non per anni!) non accada niente di nuovo sotto il fulgido sole dell’arrampicata sportiva. Ma poi c’è lui, sempre lui, che riesce a fare notizia. Anche quando tutti potrebbero commentare, sbadigliando: “bah, Ondra ha liberato un altro 9b… E dove sarebbe la notizia?”.

Invece Adam riesce sempre a stupirci, perché non solo fa meglio degli altri (e fin qui lo sapevamo), ma meglio di se stesso. Mostrando una tenacia, una motivazione, che è forse l’unica qualità che ogni scalatore dovrebbe davvero invidiargli. (Il resto, lo sappiamo, è di un altro pianeta).

E così qualche giorno fa Ondra ha chiuso in bellezza due settimane strabilianti trascorse fra la Svizzera e il Sud della Francia. È infatti del 13 febbraio la prima salita di Eagle 4, uno dei pochissimi 9b in terra di Francia (mentre in Spagna, come potete verificare voi stessi, ce ne sono almeno il doppio). E suona avvincente il commento che Adam ha pubblicato su Instagram:

Un post condiviso da Adam Ondra (@adam.ondra) in data:

È stato interessante lavorare questa via. Al termine del secondo giorno di tentativi ero già vicino a concatenarla, ma non sono riuscito per colpa di un appoggio che s’è rotto. Dopo l’ho provata per circa cinque giorni, ma la via non era mai perfettamente asciutta. Oggi [13 febbraio 2018], la via era asciutta, mi sentivo forte, ho fatto la parte dura ma sono caduto a 5 metri dalla catena, sul facile. Fortunatamente ho potuto fare altri due tentativi nel pomeriggio e sono riuscito a chiuderla nel secondo, proprio a fine giornata“.

Tutto era cominciato, come sapete, il primo del mese, con la ripetizione e il conseguente downgrading di Meiose, la via di Pirmin Bertle. (Se non l’avete ancora letta, la risposta di Pirmin non si è fatta attendere…).

Ma l’exploit più significativo, in termini assoluti, resta probabilmente la prima salita flash di una via di 9a+, Supercrackinette a Saint-Léger. Che Adam ha voluto ampiamente commentare…

(Intervista tradotta da rockandice.com, che ringraziamo).
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La gioia di Adam dopo la catena. Credits: Bernardo Gimenez @ Instagram

Congratulazioni per l’impresa Adam. 9a+ flash! Era qualcosa che avevi in mente già da tempo?
Nel 2008 ero a Céüse sotto Biographie (o Realization se voleta chiamarla così). Già all’epoca [all’età di 15 anni] ero tentato di provarla, ma poi ho deciso di rimandare per provarla flash successivamente. Sul momento la maggior parte delle persone che conoscevo pensavano fosse un’idea semplicemente ridicola.

Biographie l’ho provata nel 2012, ma era troppo dura per una salita flash. Dopodiché ho un po’ esaurito le vie adatte allo scopo. Non esistono molte vie di 9a+ che si prestino a un tentativo flash, e quelle che erano rimaste le avevo già fatte o provate. Nel 2014 ho cercato di flashare Selección Anal a Santa Lynia in Spagna. Ci sono andato molto vicino, anche se non credo che la via sia un 9a+ di riferimento. È piuttosto un 9a+ facile o 9a duro, anche se la cosa non ha importanza dal momento che sono comunque caduto.

Nel 2015 sono venuto a Saint-Léger, quando Supercrackinette era ancora un progetto. I locals mi dissero che pensavano potesse essere 9a. Poi Alex Megos l’ha liberata nel 2016 e ha dato il grado di 9a+. È una linea incredibile e il grado di 9a+ era certificato da Alex. Da quel momento la salita flash di questa via è diventata per me un grande obiettivo.

Cosa ti ha fatto pensare che Supercrackinette potesse essere la via giusta?
Non è un’arrampicata complicata. Sono tutte arcuate su tacche nette, uno stile che mi piace molto. È una via di resistenza alla forza, lunga un ventina di metri, anche se gli ultimi quattro o cinque metri non sono difficili. La parte dura sono 28 movimenti, con il mio metodo.
I singoli non sono super-duri. La cosa più difficile è concatenarli, dal momento che non c’è quasi nemmeno il tempo di prendere magnesite. Devi continuare ad andare, ma più vai più ti esaurisci e ti si aprono le dita.

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Come ti prepari per fare una cosa del genere, sia mentalmente che fisicamente?
Ho allenato tanto la resistenza alla forza. All’inizio avevo pensato che il mio amico Seb Bouin sarebbe stato in grado di darmi un buon metodo, visto che, anche se non l’ha liberata, ci ha fatto diversi giri. Poi però l’ho sentito e lui mi ha detto che non era più tanto sicuro dal momento che che era passato un po’ di tempo dall’ultima volta.
Seb conosceva però Quentin Chastagnier, che ha chiodato la via e l’ha provata lungamente. Anche se non è mai stato vicino a farla la conosce molto bene. Quentin è venuto appositamente a Saint-Léger per farmi vedere la via e spiegarmi i movimenti.

Il che non ha fatto altro che aumentare la pressione: se da una parte era ovviamente una buona cosa avere la persona giusta che mi spiegasse i movimenti della via, dall’altra parte era un po’ ansiogeno che Quentin fosse venuto apposta per me. Inoltre diverse altre persone erano venute per fare le riprese e le foto.

Siamo arrivati a Saint-Léger due settimane prima. Quasi tutta la falesia era bagnata, tranne Supercrackinette. Anche se la via era asciutta sapevo che non sarebbe stata una buona idea provarla subito il primo giorno. Volevo abituarmi allo stile di arrampicata del posto. Purtroppo però tutti gli altri progetti erano bagnati o non in condizione. Ho provato alcune vie che sulla guida sono segnate 9a+ con punto di domanda, ma cadevo ovunque e cominciavo ad avere dubbi di poter essere in grado di flashare un 9a+.

Dopo che Quentin ti ha spiegato il metodo hai cercato di memorizzare i movimenti? Come facevi a sapere che il suo metodo avrebbe funzionato?
Quentin mi ha spiegato il suo metodo, anche se non era mai riuscito a linkare le differenti sezioni della via. Per me quindi era difficile indovinare i punti dove avrei potuto fermarmi e decontrarre un po’, almeno per pochi secondi.
È sempre molto importante riuscire a visualizzare il ritmo di una via di questo stile. Non ci sono mai veri e propri punti di riposo ed in qualche modo devi riuscire ad indovinare i punti dove potresti decontrarre per mezzo secondo o un secondo. Quindi ho chiesto a Quentin informazioni su ogni presa. Se era svasa, se pescava un minimo o se pensava che sarei riuscito a farci un bloccaggio sopra per decontrarre l’altra mano. Ho cercato quindi di visualizzare quale avrebbe potuto essere il ritmo e la velocità per ogni singola sezione della via.

E poi durante la scalata come sono effettivamente andate le cose?
La parte bassa della via è andata benissimo. Soprattutto per quel che riguarda lo stato mentale. Come accennato, nei giorni precedenti non è che avessi tutta questa fiducia nella riuscita, ma mi ero detto “ok ci provo comunque”. Durante il riscaldamento mi sentivo veramente bene e ho cominciato a pensare di potercela fare. Ero in uno stato di perfetta combinazione tra basse aspettative, forte motivazione e fiducia nella riuscita.

Fin dalle prime prese mi sentivo molto focalizzato, e ho tritato la via senza sforzo. Non mi ricordo nemmeno granché della prima parte.
Il primo crux è il movimento numero 20: una chiusa di cristo su una tacca arcuata per andare a prendere un monodito. Il movimento è andato benissimo, ma subito dopo c’erano due tasche che avevo pensato potessero essere un semi-riposo… Almeno per prendere magnesite. Ma le dita di Quentin sono più piccole delle mie e quindi ho fatto parecchia fatica per riuscire a farcele entrare. È stato un momento molto difficile. Improvvisamente ero fuori dalla comfort zone.

Il movimento 28 è il più duro della via. È un’arcuata di sinistro su due dita con una lunga estensione a prendere un’altra tacchetta di destro. Mano a mano che mi avvicinavo continuavo a pensare “ecco sto arrivando al crux… come sarà la tacca? ce la farò a tenerla?”, cioè esattamente le cose a cui non devi pensare quando stai cercando di liberare una via come questa. Fortunatamente, poco prima dell’ultimo movimento chiave, sono riuscito a spegnere il cervello e ad eseguire il movimento, semplicemente come andava fatto.

 

adam ondra 9a+ flash

 

Hai salito molti 9a a vista prima di questo. La preparazione mentale e il tipo di scalata sono diversi tra il flash e l’on-sight?
È diverso. Per me la salita flash, in termini mentali, è persino più difficile dell’on-sight. Quando sali a vista tutto ricade sulla tua esperienza e sulla tua capacità di intuizione. Nel caso del flash invece tutto si basa sull’esperienza di qualcun altro, il che, per me, è molto più difficile.
Su questa via alla fine ho solo cambiato il posizionamento di due appoggi, che sembravano più adatti alla mia statura. Per il resto ho scalato seguendo esattamente il metodo di Quentin. Non ho mai guardato in alto, ma solo la presa successiva. E tutto ha funzionato alla perfezione, eccetto che per quelle due prese di cui ho parlato prima.

Pensi che la via sia 9a+?
L’ho trovata dura. Penso che sia 9a+, prima di tutto perché è stata salita solo da Alex e poi perché anche tutti gli altri che l’hanno provata (Seb, Cédric Lachat e Quentin) pensano che sia 9a+. Credo che sia 9a+ bello solido.

Possiedi questa incredibile capacità di liberare le vie più dure al mondo ma anche di flashare e salire a vista ad un livello che non possiede nessuno. Qual è lo stile che ti piace di più?
Mi piace tutto. Mi piace cambiare stile, è la cosa più divertente che ci sia. Penso comunque di possedere una abilità straordinaria nel fare le vie a vista e cioè di avere un buona capacità nel prendere decisioni super veloci e di crederci fino alla fine.

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Pensi che le salite a vista o flash ti aiutino in qualche modo anche sul lavorato?
Penso che una buona abilità nelle vie a vista permetta di progredire sensibilmente anche nel lavorato. Il fatto di provare tante vie a vista permette di ampliare considerevolmente il proprio bagaglio motorio.

Pensi che il 9a+ a vista sia nelle tue possibilita?
Credo che un giorno sarà possibile fare questo grado a vista ma non penso di avere quel livello in questo momento. Difficile dire se sia più duro fare il 9a a vista oppure il 9a+ flash. In termini di abilità fisiche credo che sia la stessa cosa ma, per quel che mi concerne, mentalmente considero più difficile il 9a+ flash. Anche perché le vie a disposizione sono molte di meno!

Che cosa dobbiamo aspettarci? Gli ultimi sei mesi sono stati per te incredibili… Hai liberato Silence 9c, più un sacco di altri 9a, 9a+ e 9b … E ora questo.
Penso che il mio obiettivo sia liberare il maggior numero di vie nel maggior numero di falesie diverse. In termini di grado in questo momento non credo di poter progredire ulteriormente rispetto a quanto già ho fatto. Fare il 9c+ o il 9a+ a vista non è possibile in questo momento. Ma ci sono altri modi per misurare se sto progredendo o no, come per esempio fare il 9b o il 9b+ in molti meno tentativi rispetto al passato.

Quindi mi propongo di andare in molti posti diversi per trovare progetti di questo grado e per cercare di liberarli molto più velocemente che in passato. E allenarmi. A settembre ci saranno i campionati del mondo e voglio arrivare ben preparato.

(traduzione © livellozero.net)

 

Adam Ondra intervista dopo il 9a+ flash ultima modifica: 2018-02-15T14:53:28+00:00 da Redazione
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