Interviste Impossibili: Emilio Comici

Leonardo Emilio Comici è un alpinista e speleologo italiano. Ha effettuato numerose scalate nelle Alpi Orientali, in particolare nelle Dolomiti (aprendo circa 200 vie nuove) e nelle Alpi Giulie.
A cavallo tra gli anni trenta e quaranta ha rappresentato, assieme ad altri alpinisti (tra cui Riccardo Cassin, Raffaele Carlesso, Alvise Andrich) la risposta italiana alle importanti realizzazioni degli alpinisti tedeschi nell’epoca del “sesto grado” (al tempo il massimo grado di difficoltà alpinistica ritenuta umanamente superabile).

Lo abbiamo raggiunto su Skype nella sua casa a Selva val Gardena per porgergli alcune domande sull’evoluzione dell arrampicata libera in Italia e all’estero

Ciao Emilio. Qual è stata la tua prima reazione quando hai saputo che livellozero.net voleva intervistarti?
Rimasi sbalordito. Quale gioia, orgoglio, soddisfazione intima e indicibile, di prendere una penna in mano…

Allora entriamo subito nel vivo. Cosa ne pensi della tendenza attuale, ovvero il ritorno a salite in puro stile trad?
Quando si è fermi ad un chiodo e l’occhio ne scorge un altro, magari 10 metri più in alto, per quanto tremendo sia il tratto di parete per raggiungerlo, lo spirito tende a quel punto e il morale si rinfranca.

Quindi reputi positivo che non ci si affidi soltanto a file di spit, magari super-vicini?
In base a questa esperienza posso dire anche che sbaglia chi crede che quei chiodi siano tutti saldi e sicuri.

Alludi certo al fatto che talvolta possiamo fidarci più di un ancoraggio piazzato da noi stessi che non di uno spit messo là chissà da chi, o chissà quando. Ma questo vale pure sul 6a?
Credete a me, quando si mettono i chiodi sul sesto grado è perché la cosa è veramente molto seria! In qualche punto Steger piantò quattro o cinque chiodi uno vicino all’altro, e poi li legò con un cordino. Perché?

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Beh, non lo sappiamo. Forse era fuori allenamento?
No! è orgoglio maschio, virile, della propria forza, che ogni uomo deve avere.

Torniamo ad aspetti più tecnici. Nei periodi di maggiore allenamento, come consigli di gestire la fase di scarico?
Al cospetto della montagna è pur bello sostare; ma ciò avviene nei giorni di riposo, quando in contemplazione sogniamo una bella e difficile conquista.

Ti riferisci a una via, o a una bella ragazza?
Un’arrampicata di ordine estremo è anche un enorme sforzo psichico, maggiore quando si procede su un terreno vergine. Credo che non ci sia arrampicatore che la pensi diversamente.

Effettivamente, come darti torto. Ma tornando alla tua esperienza, come hai reagito quando hai saputo che la tua celebre via sulla Nord della Cima Grande è diventata una classica?
Sono rimasto molto male. Quasi incredulo.

Hai seguito le imprese di Adam Ondra e il suo incredibile 9c nella grotta di Flatanger?
Ecco l’unico grande vantaggio di arrampicare sulle pareti che strapiombano sempre!

Ti riferisci alla possibilità di trovare incastri, tallonaggi o punti di recupero? Oppure alla chiodatura?
È soltanto quando uno ha la sicurezza di un chiodo a sé vicino, entro il quale sia passata la corda, che si riprende a respirare ed a considerare le cose con maggior calma e fiducia. Allora si verifica nel nostro essere una specie di accomodamento sia fisico che morale, che rappresenta un vero riposo, durante il quale le facoltà si riforniscono di nuova energia per riprendere l’asperrima lotta.

Prima di concludere, una curiosità. Cosa ne pensi tu, come pioniere della “libera”, dell’eterna polemica sulla catena: si può prendere o no? E come ci si regola quando, ad esempio, è posta nel vuoto e pare impossibile moschettonarla?
Che cosa s’intende per punto di sosta? Non si creda si tratti di pianerottoli o terrazzini di qualche metro. Basta invece, che vi si appoggino le suole delle pedule, e non importa se non c’è il posto per il tacco.

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Un’ultima immagine che vorresti lasciarci, quale monito sul futuro dell’arrampicata?
L’erezione dell’ometto di pietra sulla vetta: è il segno della conquista.

(Liberamente ma fedelmente tratto da: E. Comici, La muraglia Nord della Grande di Lavaredo, in: Scalatori, a cura di A. Borgognoni e G. Titta, Milano, Hoepli, 1952, pp. 236-243.)

Interviste Impossibili: Emilio Comici ultima modifica: 2017-11-11T22:32:57+00:00 da Luca Bibez
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