Joe Kinder vs. Sasha Digiulian – Business as usual

chris kalman

Ancora con la storia di Joe Kinder vs. Sasha Digiulian?

Sì. Ospitiamo su livellozero.net l’intervento di Chris Kalman (sito web chriskalman.com) pubblicato qualche giorno fa su Outdoor Journal. Quando si ha a che fare con vicende di questo tipo esistono sempre livelli multipli di lettura. Chris ci propone in questo articolo un punto di vista più ampio e cerca di parlare alla parte più profonda e nascosta del nostro essere climber. E’ il suo Climbing Manifesto, un manifesto di vita, più che di arrampicata.

* * * * *

Fin dal primo momento in cui è esploso il caso di Joe Kinder Vs. Sasha Digiulian ho come avuto l’impressione che la risposta della comunità arrampicatoria internazionale mancasse di qualcosa. Il punto fondamentale non è se Joe Kinder abbia ragione o se Sasha Digiulian abbia torto. Il punto fondamentale non ha nulla a che fare con nessuno dei due arrampicatori. Il punto fondamentale riguarda piuttosto tutti noi.

La cosa più fastidiosa è stato il vero e proprio linciaggio che ha fatto seguito all’evento. E’ profondamente frustrante osservare come la comunità degli arrampicatori sia riuscita a ostentare, dall’oggi al domani, modelli di comportamento ed elevate virtù morali che, sostanzialmente, non ha invece mai posseduto. La risposta dei climber è stata del tutto incongruente e incompatibile con l’effettiva risposta, o, per meglio dire, con la mancanza di una risposta qualsiasi verso altre questioni importanti del nostro tempo. Per esempio:

Noi climber insistiamo da anni a voler difendere il diritto di arrampicare in territori sacri per gli indiani d’America (tipo le pareti della Devil’s Tower) con il risultato di fregarcene bellamente dell’innocuo divieto di arrampicata di un mese che era stato volontariamente concordato con le Tribù locali (che per altro avevano chiesto il divieto di arrampicata totale). Oppure ricerchiamo, accettiamo e giustifichiamo la mercificazione sessuale del corpo femminile (per non parlare della marginalizzazione delle donne) nei media di arrampicata. Oppure ancora abbiamo una storia consolidata di conflitto con le autorità pubbliche designate alla conservazione della natura (e se avete visto Valley Uprising sapete bene che è anche una cosa di cui andiamo dannatamente orgogliosi). Oppure pompiamo i dollari dell’industria dell’outdoor e dedichiamo un’attenzione enorme all’alpinismo Himalayano, ed in particolar modo quello sull’Everest, dove ogni anno gli Sherpa muoiono e rischiano la loro vita sulla montagna per una paga minima, con la maggior parte dei soldi che finiscono nelle tasche delle guide o delle società che a loro fanno capo.

L’idea che sta dietro alla sponsorizzazione di atleti di punta dell’arrampicata dovrebbe essere che la passione e l’ispirazione che questi atleti ci trasmettono con le loro performance possano, in qualche modo, rendere il mondo un posto migliore. Ma, se parliamo di conservazione ambientale, è documentato ed assodato che ciò non avviene.

A voler essere giusti va detto che esistono anche arrampicatori che si battono per migliorare le cose: Alex Honnold e la stessa Sasha Digiulian stanno cercando di fare pressione sul Congresso degli Stati Uniti in difesa del bene pubblico. Shelma Jun del sito Flash Foxy, Georgie Abel e Katie Ives di Alpinist Magazine stanno cercando di reinventare il modo in cui l’arrampicata viene mediatizzata e cercano di portare avanti le istanze femminili. Len Necefer di Natives Outdoors sta cercando di trovare un terreno comune tra l’industria dell’outdoor e i Nativi d’America. In questo senso si percepisce un certo cambiamento nell’aria.

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Ma il responso scatenato dagli atti di bullismo ignoranti e stupidi messi in atto da Joe Kinder ha poco o niente a che fare col cambiamento ed ha piuttosto a che fare con un vero e proprio linciaggio. Dopo tutto Sasha non è stata l’unica arrampicatrice vittima di bullismo. Dove erano BlackDiamond, La Sportiva ed il resto della comunità quando Georgie Abel ha ricevuto minacce di violenza fisica per aver detto la verità sul sessismo in arrampicata? Questo ha forse qualcosa a che fare con il numero di follower Instagram della Digiulian (che sono più della metà dei follower totali della Black Diamond e molti di più di quelli de La Sportiva Nord America)?

Se, come membri di una comunità, fossimo realmente preoccupati del bullismo, allora forse avremmo dovuto far qualcosa anche per contrastare quello che giornalmente avviene su forum pubblici di discussione tipo Mountain Project. Il livello del livore in molti commenti raggiunge (e a volte sorpassa di gran lunga) l’intensità del bullismo perpetrato da Kinder nei confronti della Digiulian. Ognuno di noi lettori avrebbe potuto prendere una posizione contro quel tipo di bullismo, ma a parte i rari tentativi di qualche membro dei forum (che viene regolarmente stroncato) nessuno l’ha mai fatto. La redazione di Mountain Project avrebbe dovuto prendere una posizione, ma invece niente. Le riviste che fanno pubblicità su Mountain Project avrebbero potuto prendere una posizione, ma invece nada. Sasha Digiulian avrebbe potuto prendere una posizione (non sto dicendo che avrebbe DOVUTO, ma avrebbe sicuramente POTUTO). Anche Black Diamond, ex-sponsor di Joe Kinder e partner di Mountain Project, avrebbe potuto, e invece niente.

Recentemente un account Instagram che posta abitualmente foto di meme di arrampicata ha messo l’hashtag #cunnies (#fichette, n.d.t.) ad un meme di Margo Hayes. Quello va bene? Oppure i grandi marchi hanno un’opinione sul bullismo solo se prende di mira uno dei loro atleti?

Ma Chris, aspetta un attimo, potreste dire voi. Se ciò che avviene o è avvenuto in passato è così sordido, non è forse questa la buona occasione per cambiare le cose? Ricordare a Joe Kinder di aver di aver usato i suoi privilegi di maschio bianco per bullizzare una donna innocente non è forse un buon punto da dove cominciare? Si, sicuramente. Ma è questo quello che sta realmente succedendo? Forse. Questa giustificazione però io non me la bevo.

Sottoscrivo invece in pieno quanto scritto da Courtney Sanders in un suo recente articolo su Outdoor Journal: “Credo che i grandi marchi come Black Diamond o La Sportiva quando hanno deciso di tagliare i contratti di Joe Kinder, abbiano agito unicamente per tutelare i loro interessi, che comprendono il preservare l’immagine e la moralità dell’azienda. Personalmente ritengo che esistano ampi spazi di miglioramento rispetto a quanto è stato fatto. Ad esempio cercare di indurre Joe Kinder stesso ad affrontare temi come il bullismo o le molestie avrebbe rappresentato una forte esperienza di apprendimento utile a tutti. Tagliare completamente ogni rapporto, come è avvenuto, preclude ogni possibilità di ulteriore dialogo ed impedisce, di fatto, di portare avanti un più grande processo di consapevolezza e di presa di coscienza comune circa l’esistenza di questi temi“.

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Sarà interessante vedere se, in seguito all’episodio, ne uscirà effettivamente qualcosa di produttivo. Se ciò non dovesse avvenire, se agli sfoghi e allo sbraitare pubblico non farà seguito nulla, allora la risposta a quanto successo non sarà il tanto sbandierato cambiamento sociale, quanto piuttosto qualcosa di molto più simile al business as usual.

Nel frattempo se tu lettore (come me) non vedi l’ora i tempi cambino, ti resta sempre la possibilità di guardarti allo specchio. Magari di certo non saremo colpevoli di bullismo, ma sicuramente siamo colpevoli di qualcosa. Ho sempre l’impressione che le future generazioni guarderanno alla nostra ossessione verso la roccia con un misto di incredulità e di mortificazione. Potete immaginare di dover dire un giorno ai vostri figli che eravate troppo occupati a scalare pareti di roccia da non aver avuto tempo per proteggere e conservare la natura che a quelle pareti fa da contorno? Che eravate troppo occupati a liberare la via per aver il tempo di andare a votare? Che eravate troppo occupati a guidare furgoni e camper succhia-benzina in giro per il paese o troppo occupati a volare low-cost verso le falesie di tutto il mondo per trovare il tempo di protestare contro le perforazioni o l’estrazione di petrolio e gas all’interno della Riserva Naturale Integrale dell’Artico?

Fare di meglio dipende unicamente da noi.

Fare di meglio dipende unicamente da noi. E’ facile dimenticarlo quando lo sguardo è sempre e solo rivolto verso l’esterno. Ed è questa la cosa forse più fastidiosa: è come se ora ci stessimo tutti dando delle gran pacche sulle spalle per aver dato una bella strapazzata a (o dovrei dire aver bullizzato?) Joe Kinder, per ciò che ha fatto e per come si è comportato. Ma invece noi cosa stiamo facendo per migliorare quello che siamo?

Mi avrebbe impressionato di più se gli sponsor di Joe, anziché scaricarlo e lavarsene le mani (come se, per altro, quelle mani fossero pulite) avessero invece deciso di dedicare tempo, denaro ed energie per lavorare con lui al fine di fare qualcosa di concreto relativamente al problema in oggetto, oppure se, anziché pescare nel torbido dello scandalo, i climber in massa avessero deciso di usare tutta la loro energia per andare alla sostanza del problema. Non perché Joe se lo meriti (anche se penso che sia così), ma perché noi, come comunità di climber, ce lo meritiamo e ce lo dobbiamo.

 

E quindi, dopo più di mille parole passate a farvi la predica, il minimo che posso fare è spostare lo sguardo su me stesso e prendere nota di quelli che vorrei fossero i cambiamenti da apportare al mio comportamento ed al mio stile di vita. Questa è la mia personale etica di arrampicata, il mio Manifesto del Climbing.

Caro Chris Kalman, non dirmi quanto sei forte ad arrampicare. Dimmi piuttosto come pensi di cambiare il mondo.

Come puoi usare lo strumento che è l’arrampicata per diventare una persona migliore?

Come puoi adottare il minimalismo dello stile “fast and light” (* leggero e veloce, uno stile di arrampicata su grandi pareti che riduce al minimo l’attrezzatura in modo da velocizzare i tempi di ascensione e ridurre così i rischi n.d.t.) ed applicarlo al consumismo della tua esistenza?

Quando viaggi per arrampicare, cosa pensi di fare per ridurre l’impatto ambientale che ne deriva?

Quando pubblichi articoli su location di arrampicata, cosa fai per proteggerle dallo sfruttamento?

Che cosa puoi fare per proteggere le vite di quelli che sono meno fortunati di te?

Che cosa fai per preservare le aree naturali che fanno da cornice alle pareti che frequenti?

Quando acquisti attrezzatura da arrampicata, non comprare prodotti fabbricati da qualcuno che non è in linea con i tuoi valori. I tuoi soldi sono il tuo portavoce ed il tuo voto. Invece di saldi compra piuttosto valori. Compra chi, con i prodotti, ti vende serenità e pace mentale

Quando consumi media di arrampicata, non farlo se quello che ti propongono non è in linea con quello che sei. I tuoi clic sono soldi. La tua attenzione è il tuo portafoglio. Se pensi che qualcosa sia stupido, controproducente, infantile o semplicemente banale, allora Non Cliccare. Leggi qualcosa scritto da qualcuno che ti ispiri. Educati a riconoscere le cose importanti. Firma una petizione su qualcosa che ti sta a cuore. Fai beneficenza. Non lavorarti le vie, lavora a come massimizzare il tuo tempo.

Non smettere di provarci “perché tanto è inutile”.

Quando vai ad arrampicare fallo per motivi nobili. Non vantarti. Non fare il falso modesto. Non condividere troppo sui social. Non mettere un hashtag solo perché brami l’attenzione degli altri. Non far finta di niente. Non auto-esaltarti. Non parlare solo di numeri. Punto. Smetti di preoccuparti del diametro delle tue palle. Non fare lo stronzo. Non essere ipocrita. Non essere cinico. Non odiare. Non far finta di essere ciò che non sei. Non confrontarti con gli altri. Sii te stesso. Sii orgoglioso, ma senza superbia. Spingi al massimo ma senza imprecare. Sii coraggioso ma non stupido. Sii quello che i tuoi genitori ti hanno insegnato ad essere. Non essere l’ambasciatore di un marchio. Sii l’ambasciatore dell’umanità. Rispetta la Terra.

Non smettere di arrampicare solo perché è una cosa inutile. Non smettere di provarci “perché tanto è inutile”. Ogni cosa conta. Coltiva le tue passioni. Lavora sulla tua personale etica. Gioca perché puoi farlo. Ridi. Sorridi. Sorridi ancora. Porta il sorriso a casa. Non dimenticare le priorità.

La riduzione del riscaldamento globale è indispensabile. L’eguaglianza di razza, sesso e genere è indispensabile. La lotta al fascismo, all’avidità aziendale, alle oligarchie, alle fake news, alla morte dell’ecosistema ed alla distruzione del mondo per colpa del profitto è indispensabile.

L’arrampicata non è indispensabile. L’arrampicata è un meccanismo di difesa. L’arrampicata è il carburante. L’arrampicata è il nutrimento. L’arrampicata è uno strumento. Puoi cercare di perfezionare quello strumento ma non dimenticare mai a che cosa serve.

Cerca di portare tolleranza, uguaglianza, compassione e rispetto nel mondo.

Lascia il mondo come un posto migliore.

 

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Chris Kalman è un arrampicatore ed uno scrittore di Fort Collins in Colorado. Si possono avere notizie sul suo nuovo libro o seguire la sua attività sul suo sito web chriskalman.com.

 

 

Joe Kinder vs. Sasha Digiulian – Business as usual ultima modifica: 2018-05-29T07:18:37+00:00 da Redazione
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