La spalla, che dolor. Patologie in arrampicata.

di Gaia Comboni

Bibliografia: A.I. Kapandji, Fisiologia Articolare (Monduzzi)
Immagini: Visible Body (Argosy Publishing)

La spalla rappresenta un complesso articolare la cui biomeccanica è, per me, sempre stata affascinante. L’interesse specifico nasce dal fatto che, nonostante a livello osseo l’articolazione della spalla sia totalmente instabile e vulnerabile, la complessità e l’equilibrio muscolare che magicamente la natura ha creato, riescono a renderla tuttavia capace di prestazioni incredibili (si, sto pensando a Juri-Chechi-Chechi-Juri agli anelli).

 

 

In arrampicata, la spalla è facilmente soggetta a diverse patologie, sia traumatiche che degenerative… Ma questo perché avviene? Perché il magico equilibrio di cui abbiamo parlato prima è, in realtà, un equilibrio assai instabile.

Un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dell’omero rispetto alla scapola è giocato dalla “cuffia dei rotatori”. Questa comprende una serie di muscoli che, partendo dalla scapola, dal tronco (vertebre e bacino), e dal torace (costole e sterno), raggiungono la parte superiore dell’omero, incappucciandolo come farebbe, appunto, una cuffia.

 

ROTATORI INTERNIROTATORI ESTERNI
Gran DorsaleSottospinoso
Gran RotondoPiccolo Rotondo
SottoscapolareAttivatori e fissatori: Romboidi, Trapezio
Gran Pettorale
Attivatori e fissatori: Gran Dentato e Piccolo Pettorale
(che si chiama piccolo ma sa essere infame come pochi)
In mezzo ai due Rotatori scorre il capo lungo del Bicipite che va a suicidarsi inserendosi dentro l'articolazione; dall'alto arriva il Sovraspinoso che solleva il braccio in fuori insieme al deltoide, ma ha una leva sfavorevolissima e lungo la sua strada incontra notevoli ostacoli.

 

 

È evidente quanto la lotta sia impari: da una parte sono due muscoli e pure piccoli; dall’altra sono in quattro, di cui tre hanno l’appellativo di “grande”. Gli altri due, pur non chiamandosi “grande”, sono altrettanto potenti. La tendenza alla rotazione interna è quindi oltremodo accentuata.

Oltretutto, come se non bastasse, i rotatori interni dell’omero fanno parte della catena dei muscoli flessori del braccio (o catena flessoria, composta da: adduttori che avvicinano il braccio al tronco, rotatori interni, bicipite, pronatori di avambraccio, flessori di polso e di dita). Questa catena è dominante rispetto a quella formata dai muscoli estensori, ed i singoli muscoli che ne fanno parte sono programmati e microscopicamente strutturati per essere più forti, meno elastici e più resistenti alla fatica dei loro antagonisti estensori (abduttori che sollevano il braccio in fuori, rotatori esterni di omero, tricipite brachiale, supinatori, estensori di polso e di dita). So che mi ripeto, ma l’equilibrio non è in equilibrio per nulla! La rotazione interna prevale e sempre prevarrà su quella esterna. Quando l’equilibrio è anomalo, la testa dell’omero – trascinata in maniera non più fisiologica dal sovraspinoso – tende a risalire rispetto alla sua posizione ottimale relativa alla scapola, e a creare i presupposti per l’insorgenza di una patologia brutta come il suo nome: sindrome da conflitto sub-acromale o impingement.

Il guaio vero è che l’arrampicata non fa che favorire e alimentare lo squilibrio appena descritto, perché rinforza elettivamente i muscoli della catena flessoria. La tendenza, indotta dall’arrampicata, è quindi quella di favorire spalle molto chiuse e “arrotolate”, gomiti sempre leggermente flessi, mani e dita atteggiate in una chiusura inveterata. La catena flessoria tende ad accorciarsi e a perdere la sua elasticità, a volte in maniera drammatica.

Anzi no, a ben pensarci il guaio vero è un altro…
Il vero guaio è che la responsabilità delle affezioni traumatiche/degenerative di spalla (ma anche di gomito e di polso) è sì da ricercarsi nel dominio della catena flessoria, ma i sintomi si presentano a livello della catena estensoria. E questo è profondamente ingiusto…

Quante volte vi siete trovati a inveire contro il vostro Sovraspinoso dolente, che è, statisticamente, il più colpito nelle patologie della spalla? Il Sovraspinoso è la vittima sacrificale, il capro espiatorio classico del mancato equilibrio tra rotatori e fissatori di scapola. Sappiate che la responsabilità delle sue sofferenze è, quasi sempre, di un Sottoscapolare e di un Piccolo Pettorale duri come la pietra. Questi sono muscoli che pur essendo incredibilmente forti sono anche tristemente anelastici.

E quante volte avete maledetto la vostra epicondilite (sull’epicondilo si inseriscono i muscoli estensori del polso e delle dita)? Gli estensori del polso e delle dita hanno la sola colpa di aver tentato inutilmente di provare a contrastare la rigidità dei flessori ghisati che ci gonfiano gli avambracci.

Ma a pensarci ancora meglio, il vero vero guaio è un altro ancora…
Il vero vero guaio è che non esiste nessun possibile “lavoro sugli antagonisti” in grado di ripristinare l’equilibrio perduto. Non esiste rinforzo dei rotatori esterni o degli estensori capace di allungare i rotatori interni e i flessori. Ogni sforzo in questa direzione è impossibile ed inutile. È come togliersi la sete col prosciutto. Serve proprio una cosa diversa.

E qui finalmente arrivo al sodo. Per prevenire la maggior parte delle patologie che possono instaurarsi a livello degli arti superiori in seguito alla pratica dell’arrampicata, bisogna intervenire sulle cause che le generano. Bisogna punire i responsabili. Anzi, bisogna rieducarli!! E l’unica strategia efficace per rieducarli è ALLUNGARE.

 

 

Già. Tocca fare stretching. Uno stretching particolare però, che sarebbe più idoneo chiamare MESSA IN TENSIONE. Questa messa in tensione deve avere alcune caratteristiche fondamentali:

  1. deve coinvolgere il più possibile l’intera catena di cui il muscolo interessato fa parte. Esistono delle posizioni che permettono di allontanare i capi inserzionali di tutti i muscoli appartenenti alla catena flessoria in maniera simultanea: è doveroso preferire queste posizioni di messa in tensione rispetto a posizioni di stretching mono o bi-articolare.
  2. deve evocare una leggerissima sensazione di tensione che diminuisce nel corso della pratica. Se la tensione è eccessiva e evoca dolore, la struttura muscolare reagisce proteggendosi e accorciandosi. Diventa quindi un paradosso: cerco allungamento, ma poiché evoco una tensione esagerata, ottengo accorciamento. La nuova regola deve diventare un’altra: più la struttura muscolare è rigida e necessita di essere allungata, meno tensione devo applicare per poter ottenere la massima risposta in allungamento.
  3. deve avere una durata di 60” – 90”. Al termine dell’esercizio la sensazione di tensione deve essere scemata o scomparsa.
  4. deve sfruttare il più possibile il favore della gravità come forza che genera l’allungamento e l’apertura delle leve, riducendo al minimo la partecipazione attiva della catena antagonista.

Qualora siano presenti dolori che durano più di una settimana (massimo 10 giorni) e che non diminuiscono nonostante si compensi il lavoro attivo dell’allenamento e della pratica dell’arrampicata con un ben strutturato lavoro di messa in tensione, qualora si evidenzino delle asimmetrie dinamiche nel compimento dei gesti semplici o complessi, qualora il corpo metta in atto strategie di compensazione che non si riescono a destrutturare, si rende necessario l’intervento di una figura professionale idonea che individui ed elimini la causa del problema, occupandosi anche e non solo del sintomo che essa ha generato.
Cercheremo di fare prossimamente dei video, in modo da fornire esempi pratici di quelli che sono gli esercizi possibili.

Gaia vive e lavora a Roma, ed è specializzata nel trattamento delle patologie di arrampicata (vere o presunte) dei climber romani e delle c.d. zone limitrofe. Questi ultimi, per altro, sono imbattibili nel lamentare epicondiliti, sciatalgie e doloretti vari anche quando i problemi reali sono da tempo risolti, quindi anche una buona dose di pazienza e di capacità di counseling è necessaria. Collabora con la palestra Rock.it di Roma e può essere contattata all’indirizzo email che trovate nel suo curriculum.

La spalla, che dolor ultima modifica: 2018-04-05T20:14:13+00:00 da Redazione
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