Le Blond- Una foto di Patrick Edlinger

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Le Blond- Una foto di Patrick Edlinger

Guardando questa foto (tratta dall’archivio di Angelo Monti), mi chiedo perché mi colpisce e mi piace tanto…
Anzitutto il contesto. È l’estate del 1986 e si è appena conclusa la seconda gara in assoluto della storia dell’arrampicata. Una competizione scandita in due tappe, la prima svoltasi ad Arco, al Colodri, la seconda – decisiva – sulla Parete dei Militi di Bardonecchia.
Questa seconda, mitica edizione di “Sportroccia” l’ha vinta proprio l’Angelo Biondo, Patrick Edlinger. E l’ha vinta nel modo più spettacolare, quello che ogni buon tracciatore auspica, perché Patrick è l’unico ad arrivare in catena. La via avrà un nome profetico, visto che tutti i più blasonati avversari si sono dovuti inchinare a lui: La caduta degli dei (7c+/8a).

patrick edlinger

 

Credo che sarebbe difficile smentirmi se affermo che, in fondo al cuore, tifavamo tutti per Edlinger. Era il personaggio più popolare. Aveva contribuito forse più di chiunque a far conoscere, rendendola visibile grazie ai film, l’arrampicata sportiva. L’arrampicata come attività ludica, oltre che atletica, e che mette al primo posto la ricerca pura della difficoltà, e tenta di ridurre se possibile a zero ogni pericolo (stiamo pur sempre scalando una parete di roccia!), era nata da pochissimi anni, grazie all’uso sistematico degli spit e alle vie aperte dall’alto.
Lui, Patrick, lo conoscevamo da tempo attraverso le riviste e, appunto, i film: la fascetta tra i capelli, la trazione sul mignolo, i suoi esercizi yoga, l’arrampicata slegato e a piedi nudi in Verdon con il sottofondo della musica di Bach in Opéra Vertical… Sono soltanto alcune immagini che spiegano in cosa consistesse il suo mito. Ma se fosse o no davvero il più forte, non lo sapevamo con certezza (in fin dei conti l’anno prima aveva vinto Glowatz; e in Verdon Moffat aveva soffiato a Patrick la prima libera di Papy on sight).

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Questa – in fondo – è sempre stata la domanda fondamentale per chi segue o pratica una disciplina. Chi è il più forte?
Ad ogni modo lui è arrivato a “Sportroccia” nel 1986 (ripeto, era mediaticamente già il più famoso, almeno in Europa, dunque non era tenuto a rischiare una brutta figura). È arrivato, e ha vinto.

Così torniamo alla foto, a quello sguardo, e alla postura del corpo di Patrick, che suggerisce, pur nell’immobilità, un passo indietro mentale rispetto ai microfoni che gli vengono messi davanti alla bocca. Come si dice, c’è una prima volta per tutto, e per tutti. Oggi Patrick Edlinger è ufficialmente non soltanto il divo, ma il campione: il primo di una classifica. Subito di fronte a lui, nella foto, c’è Marco Scolaris, che sarebbe stato uno dei punti di riferimento essenziali, nel tempo a venire, per lo sviluppo dell’arrampicata come sport in Italia. Anche lui è giovane e alle prime armi in questo nuovo mondo e sfoggia una improbabile felpa giallina della Riverside Brookfield High School. E, anche se la sua espressione non lo rivela troppo (ma forse un pochino sì), sono sicuro che era assolutamente entusiasta di sentire le parole di Edlinger dopo quella storica vittoria.
A pensarci bene Patrick nella foto ha un’espressione insondabile. Perché se c’era in lui dell’imbarazzo, una ritrosia (le braccia conserte), quello che trapela dagli occhi è anche un’aria di sfida. Come dire: “Ho vinto, e allora? Cosa c’è da dire di più? Hanno parlato i fatti”.
Perché va detto che Patrick, in quanto idolo, era amato ma anche osteggiato. Qualcuno gli invidiava proprio la celebrità, che poi voleva dire sponsor, e di conseguenza possibilità di provare a vivere di arrampicata. Molti (a cominciare da Tribout, per sua stessa ammissione) consideravano Edlinger sopravvalutato come arrampicatore.

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Lo sfondo della fotografia è un ghiaione. Ci sarei stato anch’io, due anni dopo, lì su quei sassi: per gareggiare e per guardare quelli forti. Su quel ghiaione si sistemava il pubblico, composto quasi esclusivamente di arrampicatori (credo che nelle gare di oggi anche questo aspetto non sia cambiato). Si vedono gli abeti: siamo in montagna, quasi a ricordare che è lì che nasce l’arrampicata sportiva: dall’alpinismo, dalla volontà folle e incontrollabile di arrivare in cima a una parete. Ma anche da quell’aria sottile, pulita, che ti ubriaca un po’ e ti fa credere più libero di quanto tu non sia realmente. Soprattutto: più padrone di te stesso e della tua vita.
Ci sono tutte queste cose, in quella foto. Almeno per me.

Che vi devo dire. Amo Patrick.

Si può amare un morto? Non lo so, non riesco a spiegarlo.
La forza di una fotografia, al di là della suggestione immediata, può essere anche questo trattenere (o proiettare) fuori dal tempo un qualcosa che nella tua coscienza si trova già in quella condizione: vivo per sempre, come una leggenda personale, destinata a resistere uguale a se stessa finché campi e avrai un briciolo di memoria.

Le Blond- Una foto di Patrick Edlinger ultima modifica: 2018-02-06T10:19:30+00:00 da Luca Bibez
2 Commenti
  1. IDA 5 mesi fa

    Mi piace molto la foto da cui sei partito per farci immergere nell’atmosfera mitica del 1986 e bello l’articolo che ne consegue!

  2. Autore
    Luca Bibez 5 mesi fa

    grazie Ida…

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